l’aquila: lo stregone e le probabilità

La sentenza di condanna per omicidio colposo e lesioni personali inflitta ai membri della Commissione Grandi Rischi non è una sentenza che condanna quegli esperti per non avere previsto un terremoto, visto che i terremoti non si possono prevedere. Ovviamente, nonostante si siano scatenati i  critici del l’intero sistema giudiziario mondiale, e italiano in particolare, nessuno conosce ancora le motivazioni per cui si è arrivati a ritenere quegli imputati responsabili della morte e del ferimento  di alcune persone (non di tutte le vittime del terremoto).

Non avendo ancora le motivazioni della sentenza, si può tentare un’operazione probabilistica, fondata sull’ipotesi (abbastanza certa, vista la sentenza) che il giudice abbia sostanzialmente accolto la tesi del Pm, analizzando quindi per sommi capi la sua requisitoria.

Per capire se la stregoneria occuperà un posto di rilievo nel sistema giudiziario italiano dei prossimi anni (come sembra, leggendo le prime  pacate reazioni).

Innanzitutto i membri della Commissione Grandi Rischi non erano imputati per non avere previsto il terremoto, o per averlo previsto e non averlo comunicato alla popolazione, ma per qualcosa di più complicato, legato alle finalità per cui la Commissione Grandi Rischi è costituita: la violazione di regole di diligenza nell’adempimento delle proprie funzioni, e un presunto nesso di causalità con alcune delle morti e delle lesioni, provocate dal terremoto.

Secondo la requisitoria scritta del p.m. (la trascrizione della sua discussione nel processo, il documento in cui spiega in  modo articolato al giudice la tesi di cui chiede l’accoglimento, e le ragioni e le prove in forza delle quali avanza quella richiesta) il nucleo centrale dell’imputazione era questo:

Gli imputati (…), nella qualità rivestita, effettuavano, per colpa, una valutazione dei rischi connessi all’attività sismica in corso sul territorio aquilano approssimativa, generica ed inefficace in relazione agli scopi di prevenzione e previsione e in relazione alle finalità di tutela dell’integrità della vita dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità che determinino situazioni di grave rischio; e fornivano informazioni incomplete, imprecise, contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri prevedibili sviluppi dell’attività sismica in esame, venendo così meno ai doveri richiesti dalla legge.

Dunque pur essendosi attivati, quali componenti della Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi, per fronteggiare una situazione di emergenza, tenevano una condotta negligente, imprudente, imperita, in violazione delle norme che regolano l’organizzazione, il funzionamento, i compiti e le finalità della detta Commissione.

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