madonna fermentata

c’è stato un tempo in cui ho avuto una decerebrata passione per madonna, un tempo lontano di terre inquiete e tempeste ormonali.

il problema si manifestò con like a prayer, quando diventò difficile controllare la mia barra di navigazione e venni stordito da quel paio di generosissime bocce sfoggiate nel video, quello in cui baciava un gesù nero che scendeva dalla croce.

come ulisse legato all’albero maestro, quelle bocce furono un canto delle sirene e, nonostante il cervello, giovane e non ancora deteriorato da scelte musicali discutibili, mi dicesse “perché perdere i tuoi anni migliori così?”,  comprai quel disco. non era brutto, anzi, qualcosa di decente per una mente ottenebrata dal peccato c’era, ma ascolto dopo ascolto mi era perfettamente chiaro che quello che mi interessava di quella donna, in quel momento della mia vita, non era la musica.

nel 1990 publicò la colonna sonora di dick tracy. avevo quindici anni e non bastavano più un paio di bocce a conquistarmi, la mia critica si fece più severa e il film, a parte al pacino ricoperto di lattice, fu una delusione e madonna era una cagna.

stavo finalmente per riprendere il controllo del mio acerbo senso estetico quando, nel 1992, improvvisamente, se ne uscì con un disco e un libro ignobilmente zoccoleggianti che devastarono il mio fragile equilibrio ormonale. ma quella fu l’ultima volta: giorno dopo giorno, mese dopo mese, la stretta diabolica che madonna esercitava sul centro perfetto del mio corpo andò allentandosi e mi disintossicai.

ieri sera ho visto qualche canzone di un concerto di madonna oggi, e ho visto probabilmente la più grande azienda musicale degli ultimi trent’anni muoversi sul palco con decine di ballerini, bravi, ma non abbastanza da farla sembrare una rigida scopa di saggina, asciutta, muscolosa, come sempre senza voce. l’ho vista correre e ballare come una ventenne su un palcoscenico da musical, ma non c’è poesia, non c’è amore. soprattutto non c’è più traccia di quelle miracolose bocce. dove un tempo c’erano quelle morbide sirene, oggi ci sono solo spigoli, muscoli e nervi su un fisico prosciugato alla iggy pop.

madonna con il passare degli anni m’è fermentata, ma m’è fermentata acida.

Annunci

la sensazione di essere stati imbrogliati

raccattare quattro drogati che vengono a rubare vestiti nel tuo negozio per farci i sex pistols, riuscendo a ottenere il duplice effetto di creare uno degli album più famosi della storia del rock e di ridurre drasticamente le tue perdite a causa dei furti di capi d’abbigliamento, se non è fottuto genio, questo.

signore è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista

cosa rende presentabili uomini celibi vestiti in modo discutibile che se ne vanno in giro predicando la parola di un personaggio che, per molti, ha la stessa autorevolezza di pietro gambadilegno? la risposta è solo una, la fede.
atei, miscredenti, satanisti, infedeli, chiunque consideri i preti come lo strumento umano di una grande mistificazione planetaria potrà trovare conforto nel fatto che alcuni abbiano superinterpretato l’invocazione “lasciate che i bambini vengano a me”, ma non sarà che un’altra cartuccia da sparare nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche. convertire gli atei potrebbe essere un’idea produttiva, ma in questo momento sembra che il principale problema della chiesa sia il fuoco amico.

se fossi un uomo di chiesa e dovessi affrontare il crollo delle vocazioni, seguaci che si disperdono, relativismo culturale, mi preoccuperei principalmente della fidelizzazione della clientela storica e delle relative discendenze: convincere i figli che, se il padre si è fidato del nostro prodotto per cinquant’anni, ci saranno dei buoni motivi, preparandomi così a sopportare il contraccolpo della morte di tutti gli anziani di questo paese. capite bene che se questa è la mission della chiesa, l’affare dei preti che amano troppo i bambini rischia di diventare pericolosissimo, perché va a scalfire quel rapporto di fiducia che dovrebbe esistere tra educatori e i genitori che a quegli educatori si affidano, dando per scontato che i propri bambini tornino a casa tutte le sere con un’educazione solida e moraleggiante, magari stanchi e nervosi, ma con tutti gli orifizi intatti.
il potere spirituale della chiesa si fonda sull’autorevolezza morale che le riconoscono i fedeli; solo in forza di una percepita e assoluta integrità la chiesa può pretendere di amplificare un messaggio e riconsegnarlo ai suoi seguaci con una tale forza cogente da modificarne l’atteggiamento nelle relazioni sociali.
in forza di questa autorità morale la chiesa ritiene di dover indicare la retta via su uno qualsiasi dei temi sensibili che impegnano le società umane. ma se il moralizzatore è uno sporcaccione qualcuno dovrebbe alzare la mano e farlo presente.
nel caso della chiesa e dei preti pedofili la questione diventa principalmente una questione d’immagine. la percentuale di preti pedofili è probabilmente inferiore alla percentuale che si rileva tra i laici. i preti sono pedofili in quanto uomini e non in quanto preti, mi sta bene, non so se sia completamente vero, ma è un discorso accettabile. peccato che non sia questo il punto. se dieci toyota su un milione esplodono, facendo ardere vive intere famigliole americane, difendersi sostenendo che le altre novecentonovantamilanovecentonovanta non abbiano dato alcun problema non sembra una strategia vincente per conservare la fiducia del cliente, che in quel momento ha vivida l’immagine dei propri figli ridotti a pezzi di carbone ardente.
quattro preti pedofili valgono cento volte qualsiasi prete retto e probo agli occhi di chi ti si deve affidare, e deve credere che la tua superiorità morale non sia pretesa, ma reale.
se quando compro una macchina non deve nemmeno passarmi per l’anticamera del cervello la possibilità che un qualsiasi membro della mia famiglia possa morirvi bruciato, così quando affido un bambino alla chiesa non deve nemmeno passarmi per l’anticamera del cervello che il membro di un prete possa avvicinarsi a un membro della mia famiglia. scarsa consolazione, nel caso, che l’individuo sia poi destinato a bruciare all’inferno, a meno che l’inferno non sia una molto concreta toyota in fiamme.
la chiesa vede così scalfito il proprio core business, la propria autorevolezza morale, perché un’istituzione fondata sulla potenza dello spirito santo non può concepire compagni che sbagliano.
se fossi un uomo di chiesa il problema me lo porrei, e mi chiederei quanti potenziali fedeli al giorno sto perdendo, continuando a fare la voce grossa sull’aborto, mentre si moltiplicano le notizie su miei dipendenti infedeli. se fossi un uomo di chiesa penserei seriamente al fatto che mi sto giocando qualsiasi autorevolezza per guidare il gregge, cosa che sul breve termine non mi dovrebbe creare problemi, ma apre inevitabilmente il campo a una desolante visione del futuro.
la chiesa non dovrebbe essere nella condizione di dettare condizioni, dovrebbe avere l’umiltà di chiudersi in silenzio, cercando di restaurare la propria immagine davanti ai propri fedeli, applicando con rigore a se stessa tutte quelle forme di contrizione tanto raccomandate ai peccatori.
se il moralizzatore è uno sporcaccione, qualcuno gli dovrebbe spiegare che, prima di fare la morale, sarebbe il caso di rimettere a posto il salsicciotto.

rimetti a noi i nostri debiti

e di come, improvvisamente, l’immagine di diecimila suore, infermieri, preti laici, invalidi, zoppi, sedie a rotelle, appestati, che si trascinano/vengono trascinati/fingono di trascinarsi verso la gabina elettorale, assuma un inaspettato nitore.