schegge di liberazione

questo paese è pieno di persone bellissime, non solo di sindaci leghisti.

il many è il capo di tutte le persone bellissime, e ne ha coinvolte un sacco che si sono messe a fare cose bellissime che sono state raccolte in un e-book bellissimo.

al many gli si dovrebbe fare una cripta tutta d’ora come a padre pio, ma è meglio di no, perché non sarebbe proprio un buon augurio.

quindi basterà arrivare al suo cospetto, inginocchiarsi e leccargli le suole delle scarpe, in segno di ringraziamento per il lavoro che ha fatto.

schegge di liberazione

come in tutte le cose bellissime, c’è sempre qualcuno tenta di sabotarle.

quello ero io.

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e poi hanno il ritmo nel sangue

domenica. appena smesso di piovere lava e cenere. la città sembra essere sopravvissuta, e le mie premonizioni pompeiane si sono dissolte in un timido sole che ha inaspettatamente ripreso a funzionare.

faccio un giro al campetto di calcio del mio quartiere, per cercare della roba che ho dimenticato la sera prima negli spogliatoi. appena varcato il cancello d’ingresso mi ritrovo precipitato a yamoussoukro.  partita tra ragazzi di origini ivoriane e ghanesi, una quarantina tra quelli in campo e quelli ammassati nei pressi delle panchine e pronti per le sostituzioni, tutti tra i diciotto e i ventidue anni.

li osservo e mi impressiono. sono un insieme incredibile di muscoli, velocità, agilità e spessore tecnico.

riproduco mentalmente una partita di calcio al mio liceo, e mi passano davanti guglielmi e pisano, gente che a diciotto anni aveva già la panza che arrivava prima delle ginocchia, sfondati com’erano di alcol; ferrini, bonetti e caldana, i tre nani, che ce ne volevano due per farne uno basso; bertoni, che stava in piedi grazie a delle sfere di metallo che si metteva in tasca per stabilizzare l’equilibrio e giulietti, il bertoni tascabile, identico in tutto al suo epigono, sfere di metallo comprese, ma in scala 2:1. poi c’erano francheschetti e moroni, magri e nervosi, che sembravano mangiati dalle camole, franchi e assoni, che avevano cominciato a perdere i capelli in quinta elementare.

il paragone mentale è stato impietoso, dieci anni di differenza ma il materiale umano era di qualità nettamente superiore, quelli che avevo davanti erano tutti più forti, più veloci, e con un’incredibile naturalezza nel calciare il pallone. chiedo al ragazzo che fa la manutenzione, e mi dice che li conosce, sono quasi tutti nati in italia da genitori stranieri. sono italiani, penso, tra dieci anni vinciamo tutto: la tecnica e l’estro calcistico integrati in macchine da guerra, forti e veloci, naturalmente dotate per il calcio. il giocatore perfetto.

mi fermo per una ventina di minuti e li guardo giocare, e in quei minuti ho avuto l’epifania verde, ho pensato come un leghista. ho intuito che avevo davanti quello che terrorizza chi scrive sulla scheda elettorale “renzo bossi detto trota”. li guardavo e pensavo che quei ragazzi hanno già tutto quello che serve per spazzare via la gloriosa e zoppicante razza padana, con le sue belle faccione rubiconde e quelle pance gonfie e sode, figlie della terra e del vino.

ragionando in una prospettiva darwiniana di lungo termine, anche alla luce di queste nuvole di cenere che non lasciano presagire nulla di buono, io ho già scelto da che parte stare.

salamandre

b. spara su scrittore e dice che è colpa del suo libro se il nostro paese viene considerato mafioso.

reazioni indignate, raccolta di firme, gruppi su facebook, intellettuali che ne prendono le difese, dibattito.

figlia di b., editore di scrittore, scrive una lettera difendendo il padre e dicendo che si è trattato soltanto di critica, nessuna censura.

marea sale, caso monta, ancora reazioni, raccolta di firme, gruppi su facebook, intellettuali, dibattito.

tutti parlano ancora di scrittore e suo libro.

passa qualche giorno e scrittore riprende carta e penna, e risponde su eminente quotidiano nazionale che ospita spesso i suoi interventi. in prima pagina. sotto, ben visibile, la pubblicità del libro di scrittore criticato da padre di editore, pubblicato nella nota collana economica di editore, che ha evidentemente pensato agli effetti sulle vendite di tutta la faccenda.

padre di editore è ormai come mostro che trae linfa vitale da qualsiasi colpo sferrato da nemico, anche da quelli che si autoinfligge, una cazzo di salamandra che sopravvive tra le fiamme, un vampiro che diventa più forte al sorgere del sole, vegeta.

se questa non è la locura.

immancabile post sulla morte di raimondo vianello

raimondo vianello è morto. la cosa mi dispiace, ma è quel dispiacere di circostanza che accompagna i morti di vecchiaia, per avere qualcosa da dire che non sia “beh, era ora”. sono quindi dispiaciuto per la morte di raimondo vianello come potrò esserlo per quella di rita levi montalcini o di andreotti.

quello che dispiace veramente è che se ne sia andato lasciando come ricordo pressing, crociera vianello e “io voterò per il nostro presidente”. quando penso a raimondo vianello penso a un’occasione persa, a un artista che ha probabilmente espresso una piccola percentuale del suo potenziale, relegandosi a un ruolo minore (la risposta è sì, la televisione italiana è stata sempre un mezzo minore rispetto al cinema). se penso a quello che avrebbe potuto fare al cinema, in mano ai registi che c’erano in quegli anni, mi vien male. quando faceva casa vianello aveva quella tristezza angosciata che solo il leone allo zoo riesce a trasmetterti, l’animale che ha assaporato la savana e il sangue della gazzella ma che si rassegna a passare il resto della sua vita in una gabbia quattro per quattro allo zoo di falconara marittima. un talento sprecato per reggere una coppia televisiva divertente, che è stata la sua eterna palla al piede. non conosco le ragioni che l’abbiano portato a scegliere la televisione, resta il fatto che aveva tutto per diventare un grande attore di cinema, e il cinema avrebbe potuto consentirgli di esprimere tutte quelle sfumature della personalità che in televisione si sono potute soltanto intuire. come accadde per tognazzi. avremmo potuto avere una specie di buster keaton, e invece abbiamo avuto sbirulino.

mamme italiane morte

poeti, sognatori e figli di mezzadri devono scontrarsi con la dura realtà di questo paese, e con il cancro che lo affligge: le mamme.

non parlo delle mamme belle, brave, buone, angeli senza ali, le mamme che guardano quel treno sulla ferrovia, parlano e sognano del figlio che e’ lontano davanti a una fotografia. parlo delle mamme vere, quelle un po’ puttane, quelle che incontri tutti i giorni fuori dagli asili, dalle scuole elementari, dai licei.

parlo delle mamme che passano le giornate a lamentarsi con altre mamme della mensa dell’asilo, della maestra di nuoto che è castrante, di quella di danza corporea svisceralizzata che ha un atteggiamento troppo euristico alla peristalsi del bambino, dell’amico troppo esuberante che rischia di compromettere la capacità di interiorizzazione della piccola, mentre mima un’orgia sado-maso tra le winx e i gormiti. le mamme, quelle che affrontano ogni contrasto tra la propria escrescenza carnosa ricoperta di peli e un’altra escrescenza carnosa come se fosse la battaglia di Stalingrado, madri che hanno dato alla luce individui dotati di intelligenza liguistica, motoria, spaziale, logico-matematica, musicale  senza pari, che se vanno male a scuola non è perché sono mezzi uomini e mezze capre, ma è per colpa dei professori, che non riescono a entrare in empatia con il loro modo di affrontare i problemi, impedendone un armonico sviluppo cognitivo. allora li mandano in un liceo privato dove fanno dieci anni in uno e dove imparano a pippare nei bagni.

le mamme che non hanno altro fine che produrre figli migliori di quelli degli altri, che si preoccupano di non dover fare un passo in più di quello che fanno gli altri, che quando vedono un gesto di solidarietà si incazzano e lo considerano un sopruso, perché loro invece hanno pagato con il sudore della fronte e gli altri invece no. poi magari vanno in chiesa, stringono mani e portano le offerte all’altare. sono le mamme che non rivolgono la parola alla mamma filippina del compagno di asilo per l’imbarazzo di scoprire che lavora in casa di qualche amica.

sono le mamme del nord che produce, le mamme che non sopportano che i propri figli rimangano indietro perché in classe ci sono bambini che non parlano bene l’italiano o bambini con un handicap.

è ora di prendere atto che il maggior freno allo sviluppo e alla modernizzazione di questo paese sono le mamme.

se questo è l’amore che le mamme italiane trasmettono ai figli, allora credo che sia il momento di intervenire. capisco che l’eliminazione fisica di tutte le madri potrebbe essere impopolare, ma si potrebbero studiare soluzioni alternative, per esempio sottoporle a test psico-attitudinali frequenti per individuarne il grado di corrispondenza alle canzoni di toto cutugno.

25 aprile for dummies

Ci sono dei cattivi, i nazisti. Ci sono degli italiani che li appoggiano. Poi firmiamo un armistizio e diventiamo amici degli americani. I partigiani salgono in collina per fare la guerra civile e con l’aiuto degli alleati vincono contro Nazisti e Fascisti. Nazisti, cattivi, quelli di Indiana Jones, Schindler’s List, la bambina con il cappottino rosso. Campi di concentramento, h aspirata + Repubblica di Salo’ = parte sbagliata. No buoni vs.cattivi, parte giusta vs. parte sbagliata. Nelle guerre civili capita. Adesso ripetiamo insieme.