il rinculo

Preoccuparsi per gli atti di governo di un Presidente degli Stati Uniti – e nello specifico Donald Trump – non è una forma di esotismo provinciale o di fanatismo esterofilo. Al di là degli aspetti di politica estera o di politica economica, che arriveranno in Europa come un’onda lunga, oggi dobbiamo preoccuparci anche delle questioni interne quando hanno a che vedere con diritti civili, libertà di espressione, libertà di movimento.
“Ieri una nuova America, oggi Coblenza, domani una nuova Europa!” ha detto Geert Wilders a Coblenza, alla riunione dei populisti di destra nazionalisti dell’Illinois di tutta Europa, e ieri è stato un inseguirsi di applausi scomposti all’ordine esecutivo di Trump che impedisce l’ingresso negli U.s.a. a cittadini di sette paesi, ritenuti “pericolosi” – l’involucro in cui si è impacchettato un provvedimento discriminatorio contro i musulmani – anche da parte di esponenti politici italiani.
In questo momento, partiti che rappresentano quasi il 50% dell’elettorato italiano vedono in Trump e nella co-presidenza di Bannon e della destra americana il modello politico da imitare anche in Europa, una specie di franchising della nuova destra populista; e se dovessero mai arrivare a governare proveranno ad applicarlo: sarà una declinazione romanesca, lombarda o pentastellata del trumpismo, goffa e sciovinista, ma farà danni enormi, perché avverrà sull’onda di una tendenza europea generalizzata alla compressione dei diritti, alla discriminazione razziale e alla riduzione degli spazi di espressione.
Preoccuparsi di Trump, in questo momento, è preoccuparsi del rinculo che sta arrivando anche qui.

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