un post gne gne gne

ci sono cose di cui bisogna discutere con un certo distacco, cose che implicano percezioni soggettive, gusti personali, estetica in generale, altrimenti si corre il rischio di sconfinare nel proselitismo, e il passo successivo potrebbe essere quello di ritrovarsi a suonare i campanelli la domenica mattina gridando ‘svegliatevi!’, o di sbarcare in terre sconosciute con una bibbia nella mano sinistra e la spada nella destra. gli argomenti sono tre: la religione, la musica e il cinema. la politica no, di quella bisogna discutere fino a quando non si è riusciti a convincere chi ha un’opinione diversa dalla propria che sta sicuramente sbagliando, e se non se ne accorge è solo perché è meno intelligente di noi.

sul cinema ho imparato fin dalla prima liceo di essere un fuori quota, quando il mio entusiasmo per il settimo sigillo provocò una rivolta tra i compagni e il tentativo di destituirmi dalla carica di rappresentante di classe.

sulla musica vale lo stesso discorso, i gusti musicali sono il frutto di anni di raffinazione del proprio senso critico attraverso studi, esperienze, avvenimenti. se hai davanti una persona intelligente che non condivide i tuoi gusti musicali puoi concedergli, con un certo sforzo, il beneficio del dubbio, anche se ti dice di amare ramazzotti. certo, in fondo al cuore resti convinto che il tuo interlocutore sia un idiota o che avrebbe bisogno di un tso, ma impelagarsi in interminabili discussioni, tentando di instillare in lui i principi fondamentali di un’estetica musicale che dovrebbe far parte di quel bagaglio di istinti connaturati al solo fatto di essere un mammifero vivente, ha la stessa utilità di pettinare le onde del mare.

tutto questo per dire che ho deciso di non perdere più tempo a spiegare che il disco degli arcade fire è bellissimo, essendomi reso conto che tutte le ragioni per le quali di solito il mio interlocutore lo ritiene un brutto disco, sono le stesse per cui invece lo trovo bellissimo. oltre ovviamente al fatto che nessuno capisce più niente di musica.

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dieci inverni

dieci inverni è un bellissimo film italiano uscito nel 2009.

dieci inverni riesce a farti salire un’angoscia mostruosa, perché racconta di due persone prigioniere della propria insipienza, della propria debolezza, di parole che non hanno trovato la forza di dire al momento giusto, soffocate da una qualche forma di orgoglio o di testardaggine, dalla timidezza. dieci inverni è uno di quei film bastardi, e forse un po’ ruffiani, che ti sfidano sul piano dell’immedesimazione e così, anche senza volerlo, ti ritrovi a ripercorrere i momenti cruciali della tua vita, quelli in cui hai dovuto fare delle scelte, e quelli che cruciali probabilmente avrebbero potuto esserlo, se solo avessi messo da parte l’orgoglio e avessi chiesto scusa, se avessi avuto il coraggio di prendere una decisione, suonare un campanello, dire una parola o scrivere una lettera.

un film che ti racconta una vita come un battito sordo di un tamburo, che non esplode perché ci teniamo sopra un cuscino e, per mille ragioni, non riusciamo a toglierlo, una vita vissuta con un grido che ti resta strozzato in gola.

è vero, nel film i due protagonisti, dopo dieci interminabili inverni, finalmente si incontrano.

ma quello è un film. nella vita reale non ti vengono concessi dieci inverni, al massimo un paio, e così magari finisce che ti ritrovi a passare il resto dei tuoi giorni al freddo, riparandoti da un vento gelido, che ti soffia addosso senza dare tregua.