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tempismi

c’è un momento in ‘se perdo te’, un momento di quelli rari, quando una frase musicale, la voce e le parole fanno il vuoto intorno a sè, costringendo qualunque cosa al silenzio per poter far esplodere una canzone; quel momento è quando patty pravo tira fuori la voce che un tempo aveva, per gridare sofferta: “m’hai insegnato a volerti bene, hai voluto la mia vita: ecco, ti appartiene ma ora insegnami, se lo vuoi tu a lasciarti, a non amarti più”.

quello è il momento esatto in cui patty pravo, se avesse avuto un minimo di talento nelle uscite di scena, sarebbe dovuta morire.

invecchio

capisci che stai maturando [invecchiando] quando ti accorgi di preferire la sottrazione all’accumulo, la chiarezza alla banalità, la linearità alla complessità artefatta, il contemporaneo al barocco.

capisci che stai maturando [invecchiando] quando coltivi l’illusione di aver perso quell’istintiva attrazione verso l’epidermicità delle cose, che hai continuato a chiamare istinto e passione solo per giustificare certe scelte estetiche davanti alla tua coscienza, che ti osservava sbalordita invitandoti a farti vedere da uno bravo.

capisci che stai maturando [invecchiando] quando ti metti ostinatamente a cercare il senso delle cose, a domandarti se una superficie sia solo un piano omogeneo orizzontale o ci sia un sotto, qualcosa che la sostiene, e che la rende così perfettamente liscia, se ci sia una botola, una scala, qualcosa che giustifichi tutta quell’insensata armonia.

capisci che stai maturando [invecchiando] quando dai sempre una seconda possibilità a una canzone, e una terza, e alla quarta ti chiedi come sia stato possibile non accorgersi subito del fatto che ti piacesse davvero.

ma tutto questo passerà. verrà il giorno in cui tutto questo finirà, penserai che sei stato uno stupido a non aver preferito l’accumulo alla sottrazione,  la banalità a tutto il resto, e dedicherai l’intera vecchiaia a riempire la percezione di un vuoto con animaletti in vetro soffiato di murano, centrini di pizzo deformati e ingialliti, abbonamenti semestrali a famiglia cristiana.

non voglio farla troppo lunga, quindi riassumo dicendo che mi sono accorto che non mi piace più la musica del cazzo che ascoltavo una volta, e invece mi piacciono the national.

madonna fermentata

c’è stato un tempo in cui ho avuto una decerebrata passione per madonna, un tempo lontano di terre inquiete e tempeste ormonali.

il problema si manifestò con like a prayer, quando diventò difficile controllare la mia barra di navigazione e venni stordito da quel paio di generosissime bocce sfoggiate nel video, quello in cui baciava un gesù nero che scendeva dalla croce.

come ulisse legato all’albero maestro, quelle bocce furono un canto delle sirene e, nonostante il cervello, giovane e non ancora deteriorato da scelte musicali discutibili, mi dicesse “perché perdere i tuoi anni migliori così?”,  comprai quel disco. non era brutto, anzi, qualcosa di decente per una mente ottenebrata dal peccato c’era, ma ascolto dopo ascolto mi era perfettamente chiaro che quello che mi interessava di quella donna, in quel momento della mia vita, non era la musica.

nel 1990 publicò la colonna sonora di dick tracy. avevo quindici anni e non bastavano più un paio di bocce a conquistarmi, la mia critica si fece più severa e il film, a parte al pacino ricoperto di lattice, fu una delusione e madonna era una cagna.

stavo finalmente per riprendere il controllo del mio acerbo senso estetico quando, nel 1992, improvvisamente, se ne uscì con un disco e un libro ignobilmente zoccoleggianti che devastarono il mio fragile equilibrio ormonale. ma quella fu l’ultima volta: giorno dopo giorno, mese dopo mese, la stretta diabolica che madonna esercitava sul centro perfetto del mio corpo andò allentandosi e mi disintossicai.

ieri sera ho visto qualche canzone di un concerto di madonna oggi, e ho visto probabilmente la più grande azienda musicale degli ultimi trent’anni muoversi sul palco con decine di ballerini, bravi, ma non abbastanza da farla sembrare una rigida scopa di saggina, asciutta, muscolosa, come sempre senza voce. l’ho vista correre e ballare come una ventenne su un palcoscenico da musical, ma non c’è poesia, non c’è amore. soprattutto non c’è più traccia di quelle miracolose bocce. dove un tempo c’erano quelle morbide sirene, oggi ci sono solo spigoli, muscoli e nervi su un fisico prosciugato alla iggy pop.

madonna con il passare degli anni m’è fermentata, ma m’è fermentata acida.

la sensazione di essere stati imbrogliati

raccattare quattro drogati che vengono a rubare vestiti nel tuo negozio per farci i sex pistols, riuscendo a ottenere il duplice effetto di creare uno degli album più famosi della storia del rock e di ridurre drasticamente le tue perdite a causa dei furti di capi d’abbigliamento, se non è fottuto genio, questo.