Archivi categoria: moralizzatori

un inglese, un francese e un tedesco

un vigile è stato condannato a dieci anni per avere sparato e ucciso un cileno.
un romeno si è dato fuoco fuori dal quirinale.
quando le nazionalità non verranno più percepite come un modo per rassicurarci, per precisare che non era uno di noi, inducendo quell’inconfessabile riflesso pavloviano che porta qualcuno a pensare che anche la sofferenza sia una variante antropologica, avremo fatto un altro passo verso la piena integrazione del nostro cervello.

belpaese

l’italia è uno stato membro dell’unione europea, situato nell’europa meridionale e affacciato sul mar mediterraneo. il paese è chiamato “stivale” per la forma, e “bel paese” per il clima e le bellezze naturali e artistiche. la città di roma è stata per secoli il centro politico e culturale della civiltà occidentale. le invasioni barbariche contribuirono alla caduta dell’impero romano, ma nel rinascimento l’italia tornerà ad essere il centro culturale del mondo occidentale. l’italia è la settima potenza economica mondiale, ed è un paese con un alto standard di vita: gli italiani figurano al primo posto in europa per aspettativa di vita possiedono il secondo sistema sanitario del mondo. l’Italia è il paese con il maggior numero di siti patrocinati dall’unesco e il quinto paese più visitato al mondo.

l’italia è un paese che rispetta la direttiva europea per la protezione dei suini. le norme sulla superficie sono stabilite secondo il peso dell’animale: 0,15 metri quadri per un suino al di sotto dei 10 kg; 1 metro quadro per animali superiori a 110 kg; 1,64 metri quadri per scrofetta; 2,25 metri quadri per scrofa; 6 metri quadri per un verro (10 metri quadrati se il verro viene impiegato per l’accoppiamento). i pavimenti devono essere non sdrucciolevoli e senza asperità per evitare lesioni ai suini. la zona in cui coricarsi deve essere confortevole, pulita e asciutta.

un detenuto nelle carceri italiane ha, molto spesso, uno spazio vitale pro capite inferiore ai tre metri quadrati. meno di un maiale. ma sicuramente più di un pollo o di un coniglio. 

studenti

la valtrompia è una valle che percorre la provincia di brescia. ha un andamento essenzialmente da nord a sud, dal massiccio delle tre valli allo sbocco nella pianura padana e a brescia. in questa valle si trova lumezzane, che negli anni ottanta significava un tasso di ricchezza pro-capite elevatissimo e una densità industriale di livello mondiale; sempre in questa valle c’è un paese chiamato gardone val trompia, anche questo un paese ricchissimo e con la caratteristica di avere concentrato sul suo territorio il cosiddetto “distretto armiero bresciano”, fabbriche di armi come se piovessero e, tra queste, la beretta.

siamo nel profondo nord industriale e operoso, rinchiuso dentro le valli, territorio privilegiato della lega. gente che ha sostenuto lo sviluppo di questo paese negli ultimi quarant’anni, ma non propriamente la culla del rinascimento.

proprio a gardone mi sono ritrovato prigioniero di una scuola in autogestione, un istituto tecnico industriale; una scuola in balìa di pericolosi agitatori che invece di indire scioperi, manifestazioni, uscire dalla scuola e protestare per le strade, ha scelto comunque di esprimere solidarietà agli studenti in piazza, ma con metodi diversi: autogestione per tre giorni, durante i quali hanno organizzato attività, incontri, concerti. tutto è stato sottoposto agli insegnanti, che hanno collaborato con gli studenti, appoggiando di fatto la loro protesta. “piuttosto che farli andare per strada, con il rischio che tre quarti si fermino nei bar, meglio tenerli a scuola e consentirgli di protestare qui, attraverso questa forma costruttiva”, mi spiega un professore.

Continua a leggere

celebrazioni

mi piacerebbe che il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’italia potesse diventare l’occasione per far capire ai leghisti che, per quanto mi riguarda, buzzurri erano e buzzurri li faremo ritornare.

servono fabbri?

uso poco facebook. ho evidenti problemi. forse lo uso poco perché lo uso male, o forse lo uso male perché i miei “amici” lo usano peggio. ho rilevato i primi sintomi dei miei problemi con facebook quando, l’altro giorno, vista la bacheca piena di cartoni animati, mi sono sentito mancare. “è ora di fare un po’ di selezione”, ho pensato. uso poco facebook perché, nel novanta percento dei casi, lo apro e me lo trovo pieno di vaccate, facendo crescere in me la rassegnazione: il più grande risultato della più grande idea del secolo resta quello di avere rivoluzionato il nostro modo di concepire un campo di cipolle e di avere nobilitato la professione del fabbro. l’umanità adesso è molto più pucciosa.  veramente pensavo di avere risolto buona parte dei miei problemi eliminando farmville, eliminando i giochi e le minchiatelle che mi venivano notificati ogni trenta secondi. ma evidentemente mi sbagliavo. il problema non è farmville, il problema sono le persone.

così mi sono reso conto che la metà dei miei “amici” l’avevo già bloccata, e che avrei volentieri bloccato almeno la metà dell’altrà metà. mi sono chiesto se fosse sintomatico di frequentazioni sociali e intellettuali di scarsa levatura o di una sconsiderata presunzione. ma la mia scelta dei contatti di facebook, fino a quarantotto ore fa, era indipendente dalla frequenza con cui avevo rapporti e relazioni con una persona, e comunque la compromissione con i campi coltivati è trasversale, e colpisce anche individui insospettabili. dev’essere lo stesso meccanismo psicologico di caduta dei freni inibitori di quando uno va in vacanza a mykonos. ho quindi concluso che il mio problema è l’uso che tutte queste persone fanno di facebook: un grande, immenso social network, grazie a cui è possibile dominare il mondo inondandolo di variopinte e incommensurabili vaccate. cipolle, contadini, fabbri, gattini, cuccioli e tanta, tanta sincerità. cose che nella vita reale uno non si sognerebbe mai di condividere con gli altri, per non correre il rischio di essere considerato un irrecuperabile idiota.

così ho fatto una prima selezione, e ho individuato una serie di parametri che conducono automaticamente e immediatamente al blocco: chiunque abbia un aforisma di oscar wilde; chiunque abbia un aforisma che contiene la parola “sincerità”; chiunque abbia foto di gatti o cuccioli; la trimurti dell’amorevole ingenuo: max pezzali, biagio antonacci e fabio volo; farmville; zelig; chiunque nell’ultimo mese mi abbia invitato a guardare un certo filmato su youtube, usando la parola “incredibile” seguita da un punto esclamativo; chiunque mi abbia invitato ad aderire a gruppi che avessero nomi assimilabili, per chiarezza e profonde motivazioni, ai cartelli che si appendevano fuori dal liceo il sabato mattina per annunciare uno sciopero di solidarietà in favore delle formiche del kurdistan.

mi sono detto che era giusto scegliere, fare una selezione, e i parametri tutto sommato mi sembravano il minimo sindacale della presentabilità sociale.

sono rimasto solo.

nuove strategie oppositive

“presidente, è arrivata la lettera di una scrittrice tedesca, ci sono anche alcune fotografie”

“e cosa vuole da me? non sono il ministro della cultura, la passi a bondi”

“no presidente, la lettera è proprio indirizzata a lei”

“a me? cosa vuole? un contratto in mondadori? fammi vedere gianni…”

“no presidente, non vuole essere pubblicata, in germania è già molto famosa, ha scritto un libro dal titolo ‘zone umide’, non so se mi spiego. si offre per una notte di sesso con lei in cambio della rinuncia al nostro programma nucelare”

“nucleare cosa?”

hobby&sport

il problema non è tanto il fatto che questo si metta a telefonare al direttore generale della rai per bloccare programmi televisivi, organizzi feste tutte le sere a palazzo grazioli, organizzi feste ad arcore tutti i fine settimana, faccia feste in sardegna tutta l’estate, telefoni a chiunque per piazzare quattro sgallettate in fiction di infimo livello, telefoni in questura per risolvere la questione dell’amichetta inventandosi la balla che è nipote di mubarak; è questa sua idea di governare nei dieci minuti che gli restano nell’arco di una giornata che non mi convince fino in fondo.