La prescrizione e l’imputato eterno

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Il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento al DDL anti-corruzione che abolisce di fatto la prescrizione e ne interrompe il decorso dopo la pronuncia della sentenza di primo grado. L’emendamento è stato sollecitato dal ministro della giustizia, che l’aveva anticipato in un post su Facebook: la giustizia non ha una data di scadenza. La giustizia divina, forse, perché quella degli uomini – fallibile e miserevole come sono gli uomini – invece ce l’ha.
Le prescrizioni in Italia si sono ridotte del 40% negli ultimi dieci anni. Su 100 processi se ne prescrivono in media 9,5. Di questi 5,7 nella fase delle indagini preliminari, 3,8 nei tre gradi di giudizio. La durata media di un processo in Italia è di 1544 giorni (circa 4 anni). Negli ultimi dieci anni i processi in cui i reati si sono prescritti sono diminuiti del 40%. È stata appena varata una riforma della prescrizione che ne allunga sensibilmente i tempi, sono state introdotte vie alternative di definizione dei processi che abbatteranno ulteriormente questi dati percentuali, ma è evidente che la prescrizione è un dato fisiologico residuale in un sistema che si regge sull’obbligatorietà dell’azione penale. Le indagini e i processi durano troppo, mancano soldi e risorse, e la maggioranza dei processi che finiscono prescritti sono per fatti di minima rilevanza. Non aiuta un legislatore che sembra il mr.Creosote dei Monty Python (quello che esplode nel ristorante) e che, con una bulimia incontrollabile, aumenta le pene, introduce nuovi reati, riduce gli spazi per i riti alternativi scaricando sulla giustizia penale tutto il peso del ricatto emotivo con cui intende governare le questioni penali.
Ma come sempre capita con questa maggioranza, la realtà e i dati non esistono, sono un mondo fantastico da spazzare via – in questo caso sono dati del 2016, dello stesso ministero che ha sollecitato l’abolizione della prescrizione, che il ministro rimuove completamente, fingendo che non esistano.
Abolire di fatto la prescrizione significherebbe introdurre nel nostro sistema una nuova figura, il processato in eterno. Condannato o assolto non importa, una volta che ci sia stata una sentenza in primo grado nessuno dovrà più rispettare un termine entro cui il processo dovrà concludersi con una sentenza passata in giudicato. E con la cultura della presunzione di innocenza che ci ritroviamo significa consegnare l’imputato a un oblio eterno.
Insomma, l’abolizione della prescrizione è la mentina che farà esplodere il ristorante.

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