Ministri antartici

Il caldo del primo giorno d’estate è stato temperato da un susseguirsi di brividi lungo la schiena al pensiero che sicurezza e ordine pubblico di questo paese siano nelle mani di Matteo Salvini e di Carlo Sibilia. Il primo, ormai abbiamo capito, gioca con la sicurezza come merce politica, cosa che sei libero di fare come leader di partito in campagna elettorale, non quando sei ministro dell’Interno e devi garantire la sicurezza interna del Paese e di tutti i suoi cittadini. Anche quelli – soprattutto quelli – che non ti hanno votato, che si oppongono o che ti osteggiano platealmente. Persino di quelli che lavorano per le coop rosse e le Ong. Il ministro Salvini, invece, continua a muoversi in una campagna elettorale permanente ed esercita il suo potere incurante del ruolo e della neutralità burocratica che dovrebbe assicurare. Mentre il ministro si occupava impropriamente della scorta di Roberto Saviano, dimenticando che è sua responsabilità assicurarne l’incolumità, il suo sottosegretario Sibilia si occupava di sbarchi, ma del terzo tipo, ribadendo uno dei punti chiave della sua dottrina: lo sbarco sulla luna è un fatto controverso. Non so immaginare cosa accadrà quando dovrà occuparsi di fatti meno controversi, da cui dipendono l’ordine pubblico e la sicurezza interna dello Stato. Ma non basta. Mentre due massimi responsabili della sicurezza facevano a gara per farci sperimentare il brivido di una inarrestabile discesa senza mani, il ministro dei Trasporti fino a prova contraria, Toninelli, apriva le porte dell’Antartide annunciando su Facebook il prossimo sequestro di due navi Ong e l’arresto dei rispettivi equipaggi, facendoci immaginare arrembaggi militari in acque internazionali contro navi battenti bandiere olandesi, tedesche, liberiane, scatenando una guerra con i Paesi Bassi e attribuendosi contemporaneamente il ruolo di guardia costa, magistrato e grande capo delle battaglie navali, esercitando un potere di comando, sequestro e di arresto che, evidentemente, è nascosto nelle pieghe del contratto di governo, perché nel nostro ordinamento non si trova. 

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