Tutti in classe

Siamo un popolo divertente, non c’è dubbio. Una repubblica fondata sull’ironia e sul motteggio, sul sarcasmo che esercitiamo da sempre in tutte le sue forme, sofisticate o triviali, prima nei bar, nelle piazze e ora sui social network. Ma forse è finita. Basta con i congiuntivi, con le capitali sudamericane, basta con il galateo istituzionale e con le bibite sugli spalti. Basta sorridere perché sono brutti, sporchi e ignoranti, perché non li porteremmo mai a una cena di lavoro o perché ci vergogneremmo di portarli a casa di amici. E basta perdere giornate intere a ricordare che, prima, non la pensavano così, che sono incoerenti, che hanno sostenuto il contrario di quello che sostengono ora, che agiscono in direzione opposta rispetto a dove stavano andando. Non che non siano cose importanti, il congiuntivo, le capitali, il galateo istituzionale, l’autorevolezza, ed è giusto difendere i nostri salvagenti di civiltà, ma il punto è che matita rossa e matita blu non funzionano, perché il pubblico immaginario a cui ci rivolgiamo ogni volta che il nostro compatimento si apre in un sorriso stentato non c’è più, non esiste più quel pubblico complice, pervaso dal sentimento comune di avere a che fare con dei cialtroni che ci porteranno al default politico e sociale. Quel meccanismo di classificazione antropologica delle specie umane è finito, o comunque ha smesso di funzionare e ora se n’è attivato un altro. Per mesi abbiamo ironizzato sul fatto che, nonostante i proclami, in Italia il premier non è eletto dal popolo. Lo si è strillato in ogni angolo del paese, e questi continuavano a lamentarsi del tradimento e di premier non eletti dal popolo. Adesso che si faranno guidare da un premier non eletto dal popolo, passeremo settimane a irriderli per l’incoerenza, loro ci guarderanno e ci risponderanno, guardandoci come si guarda un bambino che ha scambiato uno stronzo rinsecchito per un cremino che certo, il premier non è eletto dal popolo, non hai mai letto la Costituzione?
La ricreazione è finita, abbiamo passato gli ultimi cinque anni a trattarli come i cugini che arrivano dalla campagna, ma anche a contrastarli mettendone in risalto i limiti politici e lessicali, dovremmo avere capito che non funziona, perché piacciono e prendono voti esattamente per questo: sono imperfetti, a volte un po’ ignoranti, sbagliano i congiuntivi e ciononostante sono convinti di avere ragione. Perché se devi abbattere un sistema non servono diplomatici rinascimentali, bastano delle ruspe. È un complesso di politica, antropologia e identificazione che non si sconfigge con la pedagogia. Avevano ragione, siamo circondati.
Consegniamoci con le mani alzate, tanto l’ha detto pure Salvini, nessuno deve temere.

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