Felici i sicuri

Ieri su Repubblica c’era una bella intervista al Ministro della Giustizia sulle carceri: da una parte il tema era il rischio di radicalizzazione negli istituti di pena, dall’altra i decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario, che giacciono da settimane a Palazzo Chigi, e che puntano a rafforzare le misure alternative alla detenzione e superare l’idea di una detenzione passiva e disumanizzante, che fa di tutto per impedire il reinserimento dei detenuti e la loro rieducazione, scardinando la cultura del tutti dentro di cui siamo ormai impregnati. Una cosa che mi ha colpito, però, è stata un piccolo riquadro in fondo al pezzo, in cui si danno alcuni numeri sulle carceri italiane: 56.919 detenuti su 50.241 posti disponibili. 11.000 detenuti provenienti da paesi musulmani, di cui circa 8.000 praticanti. Di questi 8.000, 506 sono i detenuti sottoposti al monitoraggio per il rischio di radicalizzazione islamica, ma solo 240 sono considerati ad alto rischio. Nel rapporto squilibrato che oggi esiste tra sicurezza e diritti, il titolo erano i 240 detenuti monitorati per l’ipotetico rischio di radicalizzazione, e non il ritorno del sovraffollamento carcerario, non i 6.678 detenuti che, stando ai numeri, non si sa dove vengano messi.

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