La lingua e la miniera

Il grisù è un gas incolore e inodore, caratteristico delle miniere di carbone e zolfo, dove si trova spesso in sacche isolate, e per questo è chiamato anche gas di miniera. Combinato con l’aria, dà luogo a miscele tossiche, infiammabili ed esplosive, ed è stato responsabile dei più grandi disastri minerari della storia.
Prima che venissero inventati i moderni sistemi di rilevazione della presenza del gas, i minatori portavano con sé dei canarini in gabbia. Ogni sintomo di affaticamento del canarino, ogni stranezza nel suo comportamento poteva indicare la presenza di grisù, e così i minatori uscivano dalla miniera.
Tra le varie funzioni della parola c’è anche quella di essere il canarino in gabbia: saper leggere il modo in cui le parole penetrano in una società, e si adagiano sul fondo del linguaggio, consente spesso di presagire la direzione in cui le società si muovono. Le parole anticipano le azioni. Ma non succede spesso, e non sta succedendo adesso, in un momento in cui le parole e le azioni muovono grandi cartelli luminosi con scritto “pericolo”, “neofascismo in vista”, “xenofobia”, ma fingiamo di non vederli, li ridimensioniamo,  assegnandogli un significato diverso.
Giovinezza, disagio, esasperazione, indignazione, “rabbia social”, sono le parole con cui definiamo una realtà che rifiutiamo: il terreno fertilizzato su cui crescono le ideologie xenofobe, neofasciste che in alcune zone d’Europa si sono fatte movimento politico e di governo.
Una (ri)lettura utile, in questo momento in cui ci scontriamo con il potere mimetico delle parole, e con la normalizzazione di linguaggi e ideologie, e su come le parole penetrino la società anticipando le azioni, è Viktor Klemperer, LTI – La lingua del Terzo Reich, un diario filologico accurato delle crepe che il linguaggio del nazionalsocialismo ha aperto nella società tedesca, e di come la distorsione del significato delle parole, la loro manipolazione abbiano contaminato la società tedesca, “come un fluido colato dall’alto che percola nel terreno sabbioso, aprendosi i primi rivoli inizialmente, bagnando solo alcune sacche superficiali, poi lentamente scendendo e improvvisamente iniziando a correre negli strati profondi come una reazione a catena, inondando e contaminando l’intero terreno.”
Leggendo i giornali, guardando certe trasmissioni televisive, in generale vedendo le reazioni alle manifestazioni concrete di questa ondata intollerante, e la capacità di mimetizzarsi di certe ideologie, l’impressione è che il canarino sia già agonizzante sul fondo della gabbia.

 

 

 

 

 

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