La lingua e la miniera

Bird_Mine

Il grisou è una miscela gassosa di metano o altri idrocarburi e quantità variabili di anidride carbonica, azoto e ossigeno. Incolore, inodore, è un gas caratteristico delle miniere di carbone e zolfo, dove si trova spesso in sacche isolate, e per questo è chiamato anche gas di miniera. Combinato con l’aria crea miscele infiammabili ed esplosive, che lo hanno reso responsabile dei più grandi disastri minerari della storia e di migliaia di morti.
Prima che venissero elaborati i moderni sistemi di rilevazione della presenza dei gas minerari, i minatori portavano con sé piccoli animali, come i canarini in gabbia. Ogni sintomo di affaticamento del canarino, ogni stranezza nel suo comportamento poteva indicare la presenza di grisou, e così i minatori uscivano dalla miniera. Saper leggere un battito d’ali poteva salvare centinaia di vite.
La parola è un canarino in gabbia: saper leggere il modo in cui le parole penetrano in una società e si adagiano sul fondo del linguaggio permette di presagire la direzione in cui le società si muovono. Le parole anticipano le azioni, preparano il terreno su cui si innestano i movimenti di opinione e i loro pregiudizi. Le parole cambiano i meccanismi di funzionamento delle società.
Disagio, esasperazione, indignazione, rabbia, sono le parole con cui definiamo una realtà che rifiutiamo: il terreno fertilizzato su cui crescono le ideologie xenofobe e neofasciste che in alcune zone d’Europa si sono fatte movimento politico e di governo.
Una (ri)lettura inquietante, in questo momento in cui ci scontriamo con il potere mimetico delle parole e con la normalizzazione di linguaggi e ideologie violente, è Lingua Tertii Imperii – La lingua del Terzo Reich, di Viktor Klemperer: un diario filologico molto accurato delle crepe che il linguaggio del nazionalsocialismo ha aperto nella società tedesca, e di come la distorsione del significato delle parole, la loro manipolazione abbiano contaminato la società tedesca, “come un fluido colato dall’alto che percola nel terreno sabbioso, aprendosi i primi rivoli inizialmente, bagnando solo alcune sacche superficiali, poi lentamente scendendo e improvvisamente iniziando a correre negli strati profondi come una reazione a catena, inondando e contaminando l’intero terreno.”
Leggendo i giornali, le discussioni sui social network e in certe trasmissioni televisive, in generale osservando le reazioni alle manifestazioni concrete di questa ondata intollerante, e la capacità di mimetizzarsi di certe ideologie, l’impressione è che il canarino sia già bello che andato, e nessuno si è messo in salvo.

 

 

 

 

 

 

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