4 agosto 1974, Italicus, oggi

Una delle principali acquisizioni nell’ultimo processo per la strage di Piazza della Loggia è la produzione informativa della “fonte Tritone”, l’ordinovista padovano Maurizio Tramonte – condannato in via definitiva per la strage – che nella primavera e nell’estate del 1974 riferiva in tempo reale al Centro Controspionaggio di Padova le informazioni raccolte grazie alla sua militanza nel gruppo di Ordine Nuovo guidato da Carlo Maria Maggi, oggi riconosciuto come responsabile della strage di Piazza della Loggia. Sono documenti che furono nascosti all’autorità giudiziaria per precisa volontà di alcuni esponenti dei servizi segreti – la cosa straordinaria è che questa volontà, per la prima volta, è addirittura provata da appunti manoscritti – e che avrebbero rappresentato un elemento fondamentale per disarticolare quel gruppo terroristico.

In uno di questi appunti, datato 8 luglio 1974 – che si possono leggere per esteso nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano del 22 luglio 2015 – la fonte riferiva di una riunione in cui si affermava che “Brescia non deve rimanere un fatto isolato”, perché “il sistema va abbattuto mediante attacchi continui che ne accentuino la crisi” e l’intenzione di stilare un comunicato da far pervenire alla stampa che avrebbe dovuto “annunciare azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza. Con questa iniziativa” – si legge nell’appunto “si proponevano di accentuare lo sgomento diffuso nel paese dopo l’attentato di Brescia.” attraverso una serie di annunci di attentati “a cui non sarebbero seguite azioni concrete”.

Quando l’opinione pubblica si fosse assuefatta all’idea che si trattava di iniziative allarmistiche, sarebbe scattata l’azione terroristica.

Le informazioni raccolte in quell’estate del 1974 rimbalzarono tra Padova e Roma, in un continuo rimpallo di interrogativi sull’opportunità di comunicare il contenuto di quei rapporti ai giudici padovani, e poi scomparvero nel nulla, per riaffiorare solo alla metà degli anni ottanta.

Poche settimane dopo, nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 una bomba esplode sul treno Italicus mentre transita a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, provocando dodici morti e quarantotto feriti. Non ci sono prove che colleghino il gruppo veneto di Ordine Nuovo alla strage dell’Italicus, per la quale non ci sono responsabilità accertate, ma resta il fatto che quelle informazioni avrebbero certamente innescato qualche attività investigativa, perquisizioni, indagini, e invece scomparvero.

Restano solo dei documenti nascosti e una sequenza temporale, e a poco più di due mesi da Piazza della Loggia, un’altra bomba sconquassò il paese.

Annunci