Sulle Ong forse abbiamo scherzato

Dopo avere confermato in audizione al Senato di non avere prove utilizzabili di legami tra Ong e trafficanti, ieri, davanti alla Commissione Migranti della Camera, il procuratore Zuccaro ha continuato nel suo percorso di aggiustamento delle accuse rivolte alle organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo: ha ribadito che si tratta di “ipotesi di lavoro”, che l’obiettivo delle indagini non sono le Ong in quanto tali, ma sono i trafficanti. Ha poi parlato di un interesse concreto delle organizzazioni criminali verso il denaro che coinvolge l’accoglienza, precisando però – ancora una volta – che nessuna evidenza investigativa dimostra accordi tra i trafficanti e le nostre mafie. Ringraziamo di non avere una terza camera, dove potremmo sentir parlare di cavallette.
Sono passate alcune settimane, e oggi possiamo dire che non una delle illazioni lanciate contro le Ong – perché così dobbiamo chiamare le affermazioni quando non sono supportate da alcuna prova – si è rivelata fondata. Siamo rimasti nel campo delle “ipotesi di lavoro”. Le smentite di servizi segreti – non c’è nessun rapporto – della Guardia Costiera, di altri magistrati non sono servite, e il danno provocato a questo punto non è ancora calcolabile, ma è soprattutto sospetto: non è un caso che già si avanzino proposte di controllo sui bilanci delle Ong, sulla presenza a bordo di ufficiali di polizia giudiziaria.
In questo pezzo di Open Migration viene spiegato accuratamente cosa c’è di falso nelle accuse alle Ong che operano nel Mediterraneo (spoiler: tutto).
Nel frattempo, un altro magistrato – il procuratore di Trapani – ha spiegato invece chiaramente alla Commissione il punto su cui da giorni ci stiamo avvitando: “Se una nave qualsiasi viene messa al corrente del fatto che c’è il rischio che un’imbarcazione possa naufragare ha il dovere di soccorrerla in qualsiasi punto, e questo principio travolge tutto. Insomma, per la legislazione italiana si potrebbe dire che viene commesso il reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina ma non è punibile perché commesso per salvare una vita umana”.

Perché il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – che potrebbe essere astrattamente contestato in casi di recupero – è scriminato sia dall’adempimento di un dovere, sia dallo stato di necessità, cioè il fatto è commesso per esservi stati costretti dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona”. Così dicono il codice penale, e numerose sentenze che si sono occupate di questi casi. 
Il punto è che ogni salvataggio in mare può essere considerato in astratto un atto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma poiché è un salvataggio in mare di uomini in pericolo non è considerato reato. 
Ultima nota. Le cause di giustificazione che operano nei salvataggi in mare – adempimento di un dovere o stato di necessità – appartengono alla stessa categoria della legittima difesa, e non si capisce perché la legge si debba applicare a furore di popolo solo nel caso in cui un ladro entri in un’abitazione, e non per il salvataggio di vite umane nel Mediterraneo.

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