separazione delle carriere

Quando parla Davigo il pubblico applaude convinto. Lo applaude perché l’uomo è intelligente, dotato di retorica avvincente e una notevole capacità inquisitoria nel sostenere le sue tesi; lo applaude perché riconosce in lui un simbolo, l’eroe di Mani Pulite che ritorna per finire il lavoro, il pubblico ministero che tutti vorremmo, l’accusatore perfetto di un ceto politico italiano, bolso e corrotto; l’inquisitore capace di scoprire finalmente i reati che ogni giorno vengono commessi impunemente in un paese in cui non si reprime abbastanza e gli altri sono tutti delinquenti. Il pubblico lo applaude perché dice cose popolari, “non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti” oppure che “nessuno viene messo dentro per farlo parlare; viene messo fuori se parla, che è una cosa diversa”. Davigo insomma rappresenta il punto di riferimento per chi chiede a voce alta onestà onestà a una classe politica corrotta e squalificata, il pubblico accusatore ideale, in grado di rivoltare come un calzino questo paese in cui “i politici continuano a rubare, ma non si vergognano più”.
È il pubblico ministero da scatenare contro la politica per reprimere i reati, l’inquisitore assoluto, in grado di sorvegliare sull’applicazione delle leggi di questo Paese, un accusatore perfetto e implacabile in questi tempi di moralità perduta.
Peccato che sia un giudice.

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