Archivi del mese: dicembre 2016

La condanna e l’esecuzione di Ronald Smith Jr.

L’ultimo giorno di un condannato a morte negli Stati Uniti è una rincorsa alla Corte Suprema, tra appelli e sospensioni che si susseguono e si sovrappongono, rincorrendosi di ora in ora, per rispettare il mandato di esecuzione che scade alla mezzanotte del giorno fissato.
Ronald Smith Jr. è stato processato e condannato da una corte dell’Alabama per la rapina e l’omicidio di Casey Wilson, un giovane commesso di un minimarket di Huntsville, nella contea di Madison. Era il 1994, e la sua compagna era incinta di quattro mesi.
Ronald Smith Jr. era un ragazzo normale, figlio di un veterano del Vietnam con una madre problematica; era stato uno scout e membro della National Honour Society, un “quiet easy going young man” deragliato a causa dell’alcolismo, lo definisce il suo avvocato nell’ultimo ricorso presentato alla Corte Suprema per fermare l’esecuzione (qui, per chi volesse leggerlo).
La giuria chiamata a decidere la sua pena, dopo avere considerato aggravanti e attenuanti, aveva deciso di risparmiargli l’iniezione letale e condannarlo all’ergastolo senza possibilità di rilascio.
Il giudice, nonostante il verdetto della giuria, ha superato la decisione e lo ha condannato a morte.
Nell’intero sistema americano ci sono solo tre stati che consentono una procedura simile: Alabama, Delaware e Florida.
Nel 2016 la Corte Suprema Americana, nella sentenza Hurst v. Florida, ha dichiarato questa procedura incostituzionale: “il Sesto Emendamento richiede che sia una giuria, e non un singolo giudice, a ricercare ogni elemento necessario per imporre una sentenza di morte”, scrive il giudice Sotomayor. Le Corti Supreme di Delaware e Florida si sono immediatamente adeguate e hanno modificato le rispettive procedure e ora, per condannare a morte, la giuria deve essere unanime e un giudice non potrà più superare un verdetto che non lo sia.
La Corte Suprema dell’Alabama, invece, ha confermato la propria legge e per questa ragione Ronald Smith Jr. questa notte è stato ucciso con un’iniezione letale.
Un uomo condannato all’ergastolo da una giuria di suoi pari.
L’esecuzione di Ronald Smith Jr. era fissata per le 6 p.m. ora americana.
Alle 5,30 p.m. la Corte Suprema emana un ordine di sospensione provvisorio. Il Dipartimento correzionale dell’Alabama non cancella l’esecuzione, prevista per le 6,30 p.m.
L’avvocato di Smith presenta un ricorso urgente, chiedendo alla Corte di dichiarare l’incostituzionalità della procedura dell’Alabama sulla base del precedente Hurst vs. Florida.
Alle 7,25 p.m. la Corte Suprema emette un comunicato: la Corte è in stallo, i quattro giudici di nomina democratica – Ginsburg, Breyer, Sotomayor e Kagan – sarebbero favorevoli, ma servono cinque voti per sospendere l’esecuzione. E manca il quinto voto. La speranza che il giudice Thomas diventi il quinto voto – Thomas aveva condiviso la motivazione del giudice Sotomayor in Hurst vs. Florida –  svanisce.
Dopo la morte di Antonin Scalia la Corte Suprema siede in una composizione incompleta, in questa sua formazione incompleta certifica la propria incapacità di assicurare giustizia: ogni volta che non si riesce a raggiungere un verdetto a maggioranza resta efficace la sentenza del giudice inferiore.
In questo caso la sentenza di condanna a morte per Ronald Smith Jr.
Alla prigione di Holman, lungo la statale 21 della contea di Escambia, l’esecuzione viene così fissata per le 8,15 p.m., ma alle 7,40 p.m. il portavoce della prigione annuncia una nuova sospensione dell’esecuzione per un nuovo ricorso degli avvocati di Smith.
In attesa della decisione della Corte, Smith ha incontrato la madre, il padre e il figlio; ha rifiutato la colazione ma ha chiesto un ultimo pasto, consumato alle 2:34 p.m. (tre pezzi di pollo e patatine fritte).
Alle 3:30 p.m. ha chiesto la comunione.
Alle 10:00 p.m. la Corte Suprema rigetta il ricorso di Smith.
I suoi legali fanno un ultimo tentativo con la Corte, chiedendo una nuova sospensione per consentirgli di presentare un appello per contestare il metodo usato per eseguire la condanna a morte, ritenuto crudele e disumano perché non assicurerebbe l’incoscienza del detenuto durante la somministrazione dei farmaci letali
Sono le 10:20 p.m. quando il giudice Thomas rigetta anche l’ultimo ricorso.
L’esecuzione di Ronald Smith è durata trentaquattro minuti, in tredici dei quali – scrivono i testimoni – ha ansimato e tossito e ha stretto il pugno sinistro. Il suo occhio sinistro sembrava leggermente aperto. Gli sono stati somministrati due test di coscienza, per assicurarsi che non sentisse dolore. Al secondo test il braccio destro e la sua mano si sono mossi.
Le sue ultime parole sono state “no ma’am”.
Ronald Smith è stato dichiarato morto alle 11:05 p.m.
Lo stato dell’Alabama ha una legge sulla pena di morte probabilmente incostituzionale, ma la sua incostituzionalità non è stata dichiarata in ragione di uno stallo della Corte Suprema, stallo che si è verificato perché l’attuale parlamento non ha mai avviato la sostituzione di Antonin Scalia con Merrick Garland, il candidato proposto dal presidente Obama per completare la Corte, per ragioni che questa vicenda rende evidenti: la Corte Suprema incide sui destini del Paese su questioni come i diritti civili, i diritti costituzionali e la vita dei condannati a morte, pronunciandosi sui destini di singoli individui. Il quadro generale viene modificato da singole decisioni, richieste per ottenere un miglioramento della propria condizione personale o, come nel caso di Smith, la vita.
Qualcuno ha scritto che la pena di morte esiste ancora negli Stati Uniti grazie a un sistema di codardia istituzionalizzato: nel rimbalzo continuo di ricorsi, come una palla impazzita di un flipper, i giudici delle corti statali possono prendersela con i giudici federali, i procuratori distrettuali possono prendersela con gli avvocati; il governatore può prendersela con il pardons board, che a sua volta può accusare il governatore, le corti statali e i difensori; e quindi il procuratore se la prende con le corti statali, poi con quelle federali, le quali accusano il pardons board.
In questo schema impazzito, questa notte lo Stato dell’Alabama ha eseguito una condanna a morte, senza probabilmente avere l’autorità legittima di imporre questa sentenza.
Questa storia non ha una conclusione, non è una metafora di nulla, è solo la cronaca di un’insensatezza.