sedici anni dentro

Chiara Cazzaniga è il nome della giornalista a cui Omar Hashi Hassan deve la propria libertà, e a cui noi dobbiamo un frammento enorme di verità. È stata lei ad avere rintracciato Ahmed Ali Rage, il supertestimone nel processo per l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, e a intervistarlo per “Chi l’ha visto?”. L’ha cercato quando tutti avevano smesso di farlo, l’ha trovato e la sua intervista ha consentito la celebrazione di un processo di revisione per Hashi Hassan che si è concluso ieri, con la sua assoluzione per non avere commesso il fatto.
Ali Rage era il testimone che accusava Hashi di avere fatto parte del commando entrato in azione il 20 marzo 1994, e Hashi per questa testimonianza è stato condannato a 26 anni di carcere (in primo grado fu assolto, la condanna arrivò in appello). Chiara Cazzaniga è riuscita a trovare il supertestimone, e a lei ha confessato che la sua testimonianza era falsa e che gli erano stati offerti – o promessi, non sappiamo se gli furono anche dati – dei soldi per accusare un ragazzo che non conosceva, e che infatti indicò solo per nome, confermando quello che in molti denunciavano da tempo: Hashi era un capro espiatorio. Un capro espiatorio che ha trascorso sedici anni (16) in carcere. Sedici anni (16) in carcere da innocente. È possibile che nessuno se ne sia accorto prima? È possibile che nessuno – giudici, investigatori – abbia mai pensato di sottoporre a un vaglio ulteriore quelle dichiarazioni e quella versione dei fatti, che già nella sentenza di primo grado erano indicati come sospetti? Sì, è possibile: c’è stato un processo, una condanna in via definitiva, caso chiuso e chiavi buttate. Che senso ha mettersi a cercare?
Il senso di questa ricerca l’ha trovato Chiara Cazzaniga, e la risposta è in un cittadino somalo che per sedici (16) anni ha proclamato la propria innocenza e ieri è tornato libero. Sedici anni (16) scaraventato in un burrone, abbandonato e lasciato a compiacere il nostro senso di giustizia, perché se c’è un colpevole possiamo cominciare a dimenticare, mentre da sedici anni, fuori, c’è un depistatore. Che adesso va trovato.

Una risposta a “sedici anni dentro

  1. Pingback: i ritagli di ottobre | ATBV

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...