un numero primo

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Questa foto, bellissima, è di Tony Gentile.
Si trova nel libro
“La guerra. Una storia siciliana” (Postcart Edizioni), con un racconto di Davide Enia, ed è un’istantanea perfetta di Giovanni Falcone e della sua solitudine.
È il settembre del 1990, Falcone è ai funerali del giudice Rosario Livatino, ucciso a trentotto anni dalla Stidda. Falcone è già solo, come è stato solo in vita, più che in morte: lo sguardo è preoccupato, con una venatura di rassegnazione. Il bianco e nero rende la fotografia ancora più drammatica, e la consacra a fatto storico. Le polemiche contro il pool antimafia, le accuse di avere “tenuto chiusi nei cassetti” documenti su fatti di mafia erano già state trasmesse in prima serata a Samarcanda. Le accuse di protagonismo, le gelosie all’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo, poi di essersi venduto alla politica andando a fare il direttore generale degli affari penali, di non essere più indipendente, di lavorare per il nemico – la politica era già una delle rappresentazioni del male – di essersi organizzato un attentato, quello della villa all’Addaura. Parole usate come strumento di una lotta politica e di correnti interne alla magistratura, una battaglia ideologica nel campo dell’etica dell’antimafia.
Falcone era solo, isolato politicamente, criticato e abbandonato da molti colleghi, e così è morto.
Ogni 23 maggio, oltre a ricordare la vita e le opere di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, vado sempre a rileggermi questo articolo di Repubblica, e le parole di Ilda Bocassini durante una commemorazione di Falcone al Palazzo di Giustizia di Milano: sono parole durissime, crudeli, senza pietà, un’esplicita accusa di tradimento. Ma sono anch’esse un’istantanea di Giovanni Falcone, e della sua solitudine. E sono più vere delle molte foto di Falcone sereno, sorridente, rassicurante e amico, scelte con cura dai beatificatori postumi.
C’è tra voi chi diceva che le bombe all’ Addaura le aveva messe Giovanni o chi per lui. Abbiate il coraggio di dirlo adesso, e poi voltiamo pagina. Se pensate che non era più autonomo, libero, indipendente, perché andate ai suoi funerali? Dalla Chiesa non può andare ai funerali, Orlando non può andare. Se i colleghi pensano che in questi due anni Giovanni Falcone si sia venduto lo dicano adesso, vergogniamoci e voltiamo pagina. Ciao, Giovanni”