Il signor H. e il leone

EH 7018P  Ernest Hemingway on safari, Africa. January, 1934. Photograph in the Ernest Hemingway Photograph Collection, John F. Kennedy Presidential Library and Museum, Boston.

Il signor Ernest Hemingway da Oak Park, contea di Cook, stato dell’Illinois, posa con la testa di un leone ucciso durante una battuta di caccia nel 1934 e pubblica una fotografia su Twitter. Lo ritwittano sua moglie @HadleyHem e alcuni amici: @GStein, @JJFinnegan, @PEzra e altri.

Il twit si diffonde, diventa virale. Sui social network compaiono le prime proteste.

“Assassino, ti senti così potente con quel fucile in mano?” scrive @Joshua. “Spero che il signor Ernest Hemingway faccia la stessa fine del leone che ha ammazzato” scrive @Herzog647 (150 retwit), “Ernest stammi lontano! Se non vuoi fare la fine di quel leone!” risponde @Kampersetter; “Pezzo di merda, finirai i tuoi giorni all’inferno!!!” scrive @Showtime (ritwittato 700 volte).

Seguono migliaia di twit, in cui l’internet riversa tutto il suo disprezzo e il suo odio nei confronti del giovane scrittore. I principali siti americani riprendono la notizia, e iniziano a raccontare delle precedenti spedizioni di caccia grossa del signor Hemingway.

Alle ore 14,35 @InsiderIllinois pubblica una foto della casa del signor Hemingway con il suo indirizzo.

“Ehi lo sapete? L’assassino di leoni è un cazzo di scrittore! Muori bastardo!” scrive @TheQuietLibrarian.

Nelle ore successive iniziano a essere pubblicate foto di copertine di libri del signor Hemingway variamente deturpate, mentre in alcune librerie del Wisconsin si registrano i primi tentativi di furto.

La campagna sui social network prosegue, e vengono pubblicate nuove foto del signor Hemingway accanto a trofei di caccia: antilopi, bufali, tigri e, addirittura, un orso polare.

La porta di casa di Mr.Hemingway viene riempita di cartelli che lo indicano come assassino, un gruppo di animalisti lancia contro una finestra un secchio di vernice rossa, mentre il giardino si riempie di piccoli pupazzi di animali con biglietti firmati da bambini.

Alle ore 20,12 viene pubblicata su Facebook una prima fotografia – da un certo Stevie Animal Lover Rodd – in cui vengono bruciati alcuni libri del signor Hemingway.

La fotografia viene pubblicata su Twitter e rimbalza di account in account.

Nei dieci minuti successivi, in almeno un centinaio di account, compaiono altre fotografie di libri di Hemingway messi al rogo. L’hashtag – non troppo originale, per la verità– è #BurninHellPapa e in pochi minuti diventa trending-topic in tutto il mondo.

Alle ore 22,15, attorno alla casa di Oak Park, si raduna una folla inferocita, guidata da un noto blogger, che pubblica un post in cui rivendica la purezza della letteratura e denuncia l’asservimento della critica letteraria americana a un modello superomista e commerciale di cui il signor Hemingway è uno dei rappresentanti più eminenti. Pubblica alcuni stralci di un suo romanzo, rifiutato da tutte le case editrici americane, come prova dell’esistenza di un complotto contro la letteratura.

Alle ore 22,35 @MDChapman twitta la foto di una torcia che tiene tra le sue mani.

Alle 22,37, sempre @MDChapman, twitta una foto di una torcia che si avvicina alla porta di casa Hemingway.

Alle 22,39 iniziano ad apparire su diversi social fotografie di una casa in fiamme.

Alle ore 22,45 intervengono pompieri e polizia. Su Twitter le prime fotografie della casa in fiamme. Arrivano sul posto alcune ambulanze: si teme che il signor Hemingway fosse all’interno della sua abitazione.

Alle ore 23,15 il fuoco è spento. Le ricerche tra i resti della casa non danno alcun esito. Si ignora la sorte del signor Hemingway.

Alle ore 00,50 dall’account @HemingwayTheReal viene pubblicato un twit che, ad oggi, è la prima e unica presa di posizione ufficiale dello scrittore su tutta la vicenda che lo ha visto protagonista.

“GO FUCK YOURSELVES YOU DEMENTED CUNTS”.

Una risposta a “Il signor H. e il leone

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