lezioni di giornalismo

Titolo: – CROCIFISSO AL COLLO, RAGAZZINA DI 12 ANNI AGGREDITA A SCUOLA –

Prime righe del pezzo: “Una ragazzina di 12 anni è stata aggredita da un suo coetaneo, probabilmente perché portava un piccolo crocifisso al collo.”

Probabilmente.

Ma la fonte della notizia? Da dove viene la certezza che sia un’aggressione a sfondo religioso?

“Lo riferiscono i carabinieri di Terni…”

E poi le dichiarazioni del Sindaco, dell’Assessore, del Preside, del Vescovo.
«Gesto grave, ma non strumentalizziamo» «Occorre capire».

Bastano tre righe, dal basso verso l’altro, nel passaggio “riferiscono” (quindi una fonte unica, i carabinieri di Terni), “probabilmente” (forse è stato per quello, forse è stato perché la bambina era prepotente, forse perché Nora, quella di 4°B, gli aveva mandato un bigliettino; ma non puoi scrivere un pezzo sullo scontro tra undicenni, sullo scontro di civiltà invece viene benissimo), per creare una notizia che provoca una reazione a catena, fino alla richiesta di espulsione di un bambino di 11 anni.
Poi arriva la foto del poveretto che gioca a pincanello all’oratorio, proprio sotto un crocifisso. Forse ha reagito perché lo prendevano in giro, forse perché non capisce ancora la nostra lingua. Ma l’allarme è rientrato: è uno di noi.

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