siamo tutti detenuti?

E’ curioso che si possa dubitare anche solo per un secondo, dovendo scegliere tra la vita di 64.758 detenuti che vivono in condizioni disumane e l’ossessione per Berlusconi che, tanto, per legge, non finirà mai in carcere, e che sarà comunque interdetto e decaduto.

E’ curioso che i diritti dei più deboli siano sempre condizionati dal diritto del più forte, sacrificando 64.758 persone per il rischio (astratto e teorico) che Berlusconi, magari di rimbalzo, possa beneficiare di un provvedimento di clemenza.

Di rimbalzo, perché alla condanna di Berlusconi è già stato applicato l’indulto (e quindi difficilmente i due benefici sarebbero cumulabili, la proposta Manconi, per esempio, lo esclude), e perché il reato per cui è stato condannato prevede una pena edittale molto alta (6 anni), e non si è mai visto un atto di clemenza che comprendesse reati così gravi. E in ogni caso la scelta dei reati da includere nella legge di indulto e amnistia resta una prerogativa parlamentare (per la cronaca: l’articolo 1 dell’ultima legge di amnistia approvata in Italia, il 12 aprile del 1990, recitava “E’ concessa amnistia: per ogni reato non finanziario per il quale è stabilità una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena (…)”

Dunque le possibilità concrete che Berlusconi possa beneficiare di un’amnistia o di un indulto sono minime.

Nonostante questo, siamo pronti a sacrificare i diritti umani di 64.758 detenuti sull’altare di un fantasma che ossessiona la nostra indignazione, ma di cui non siamo nemmeno in grado di disegnare i contorni, tanto siamo storditi dalla sua mera esistenza. La stessa indignazione, ipocrita, con cui gridiamo al mondo l’inciviltà di questo Paese che condanna altri esseri umani per il solo fatto di avere poggiato un piede entro i nostri confini, fuggendo da persecuzioni e da nazioni in guerra, e rimuoviamo opportunamente ogni senso di colpa per una proposta di referendum abrogativo del reato di immigrazione clandestina che aspettava solo di essere firmata (“Ah, ma allora vuoi salvare Berlusconi!”)

L’amnistia e l’indulto non sono la soluzione, sono la tracheotomia necessaria a un corpo, come quello del sistema carcerario italiano, che sta morendo soffocato. La Corte europea dei diritti dell’uomo, che ci ha condannati perché ha considerato il nostro regime carcerario come un trattamento inumano e degradante, ci ha dato un termine perentorio al 28 maggio 2014 per risolvere la questione, poi partiranno le cause di risarcimento dei detenuti italiani (la sentenza Torregiani infatti è una “sentenza pilota“).

Ecco perché adesso c’è tutta questa fretta di trovare una soluzione, anche a causa dell’inerzia delle forze politiche (compresi i grillini che si indignano, e che non sanno andare oltre la proposta di allargare gli spazi carcerari, secondo la nota politica umanitaria della parete grande e del grande pennello).

Non per salvare Berlusconi da una condanna che verosimilmente sconterà, ma per salvare noi stessi dalla vergogna di essere un paese che viola l’articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo (Proibizione della tortura).

La vergogna di essere un paese che tortura.

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5 pensieri riguardo “siamo tutti detenuti?

  1. Il dubbio che i 64.758 detenuti vengano usati come “scudo umano” dalla nostra classe politica sempre più invischiata in vicende giudiziarie e sempre pronta a sfruttare qualunque pretesto per trarne vantaggi mi pare legittimo. Prescindendo da Berlusconi, mi pare che i politici condannati o in odore di condanna siano parecchi e da cittadino mi pare legittimo chiedere che l’amnistia (o indulto) non riguardi reati finanziari e sopratutto non riguardi i reati contro la pubblica amministrazione.
    Che poi il presidente della Repubblica si indigni dopo aver firmato la bossi-fini mi pare ridicolo…

  2. Intanto la legge Bossi-Fini non l’ha firmata Napolitano che non era ancora in carica quando la legge fu promulgata.
    In secondo luogo, l’amnistia non ha mai riguardato reati finanziari, e dal parlamento l’hanno già detto più o meno tutti gli esponenti del centrosinistra.

    1. quello che scrive il Fatto non è vero: i ddl a firma Manconi prevedono espressamente l’inapplicabilità dell’indulto ai fatti che già hanno formato oggetto della precedente legge, quindi gli indulti non sono cumulabili.

  3. Non sarà che i diritti dei detenuti sono stati sacrificati per decenni, ignorando la grave situazione di degrado e le numerose proposte di associazioni e parlamentari? Non è possibile che i dubbi in merito ad una proposta di amnistia e di indulto, da approvare “in tempi stretti”, dopo 13 anni dal decreto legge nr. 341, del 24 novembre del 2000, siano dubbi legittimi? Non è “curioso” che si voglia difendere la presunta validità di tali misure estreme, quando i dati di fatto hanno dimostrato quanto un indulto, non preceduto da altre e più serie iniziative, sia inutile e perfino dannoso?
    Se anche è comprensibile la fretta con la quale si vuole effettuare questa “tracheotomia”, al fine di evitare sanzioni, non resta incomprensibile perché non si parli invece di procedere ad applicare, ad esempio, quanto previsto nel decreto legge citato, in merito al controllo a distanza e agli arresti domiciliari, mentre si preferisce proseguire con la detenzione in carcere di migliaia di persone in attesa di giudizio?
    Questi, lasciati da parte quelli relativi alla tutela della collettività, sono alcuni dei dubbi che le persone comuni forse si pongono rispetto all’argomento trattato.

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