turbamenti

Due giovani ragazze sono state multate dai solerti agenti della polizia municipale per avere preso il sole in un parco pubblico della città senza indossare il reggiseno.
Un pensionato, anch’egli giunto al parco in cerca di un po’ di refrigerio dall’improvvisa calura estiva, evidentemente infastidito da quell’ostentazione di corpi, avrebbe chiesto alle due fanciulle di ricomporsi, e di porre fine a quell’esibizione, ma le giovani, certamente inebriate dal primo sole di questa così agognata estate, non avrebbero accontentato il povero anziano che, evidentemente ancora turbato, ha immediatamente richiesto l’intervento della forza pubblica.
Gli agenti sono intervenuti prontamente presso il pubblico parco e hanno sanzionato le giovani. Il giusto prezzo per assaporare questa libertà di costumi?
Chissà se le due giovani si sono pentite di quella manifestazione di libertà così costosa, e chissà se il nostro simpatico anziano ha finalmente trovato ristoro su qualche panchina ombreggiata.

Brescia, 20 giugno 1950  (2013)

nota:

Multare due turiste (straniere) che prendevano il sole in topless in un parco pubblico per la violazione di un regolamento che prevede la punizione di «atti che avrebbero potuto procurare raccapriccio nelle persone», non mi sembra un’eccessiva rigidità nell’applicazione della legge, mi sembra proprio completa ignoranza della lingua italiana.
Scandalo, sconcerto, turbamento, imbarazzo, inquietudine, forse –  e buoni per gli anni cinquanta – ma raccapriccio (orrore, terrore, spavento, paura, ribrezzo, fremito), quello proprio no.

voi e le vostre ampolle

Immagine

Abbiamo passato vent’anni a sentirci spiegare che “quel malcontento va intercettato”, e che c’era un oggettivo problema di sicurezza, che non si poteva fingere che quel disagio non esistesse, che esisteva un problema settentrionale, che quei flussi migratori facevano paura, che in fondo era solo folclore, ma se toglievi il folclore emergevano i veri problemi da affrontare e un disagio diffuso che non poteva essere ignorato, e se facevi presente che erano come minimo un po’ xenofobi, ti sentivi rispondere che non si poteva generalizzare, la questione era più complessa. Ce li hanno prima descritti come indipendentisti un po’ rozzi, ma che ponevano un problema che doveva essere affrontato, poi come i rappresentanti di un ceto produttivo vessato e esasperato, infine come quelli vicini alla gente, addirittura il nuovo partito degli operai.
E invece erano solo razzisti.

partita doppia

600291_10151693677437392_1194426828_n

Non mi stupisco del fatto che in un paese europeo possa chiudere una televisione pubblica come si chiuderebbe un negozio di alimentari. E non mi stupisco neppure del fatto che alle porte dell’Europa, in un paese come la Turchia, siano stati sospesi i diritti fondamentali dei cittadini, sia di quelli che protestano, sia di quelli che cercano di appoggiarli o di difenderli.
La Grecia non fa altro che mettere in pratica le istruzioni ricevute, smonta il proprio paese pezzo per pezzo, con la stessa meccanicità ottusa con cui si monta un mobile Ikea. In Turchia, invece, siamo al punto in cui si arrestano gli avvocati, colpevoli di avere difeso (o appoggiato) i manifestanti e i loro diritti.
Esistono le rivoluzioni organizzate, magari finanziate da paesi che le sostengono, ma esistono anche le sollevazioni popolari: la rabbia e la frustrazione trovano una valvola di sfogo nell’uscire di casa, nello scendere in piazza, nel camminare per le strade e ritrovarsi accanto altre decine di migliaia di persone, frustrate e incazzate come te. Non ci sono gruppi organizzati, almeno non all’inizio, ma in pochi giorni la protesta spontanea, il disordine rumoroso, danno vita ad un organismo più complesso, organizzato e consapevole, e così si arriva a un punto in cui si deve scegliere se è arrivato il momento di tornare a chiudersi in casa – e lasciare le cose come stanno – oppure continuare nella protesta, qualsiasi cosa accada.
In Turchia siamo arrivati a quel punto di svolta, la tolleranza zero, da cui si può solo scivolare lungo un piano inclinato che conduce a una repressione violenta e definitiva.
Sono quei momenti cruciali in cui la politica e la diplomazia di un continente come l’Europa dovrebbero entrare a gamba tesa, senza alcuno scrupolo politico, per non assecondare quell’idea populista di un’unione di burocrati ottusi che considera le libertà civili come una voce eventuale nascosta tra le pieghe di un bilancio, si chiamino libertà di espressione o diritto di manifestare liberamente il proprio dissenso.