panni bianchi

La contesa in corso tra Pietro Grasso e Giancarlo Caselli, con il primo nella scomoda posizione dell’accusato per una legge approvata da altri, che avrebbe impedito al secondo di diventare procuratore nazionale antimafia, è diventata una battaglia per rivendicare la propria purezza. Non ci sono panni sporchi da lavare in pubblico, in questo caso, ma solo la rivendicazione del proprio bianco che è più bianco dell’altro: uno scontro tra magistrati impegnati nell’antimafia per affermare chi abbia lavorato meglio a Palermo, chi abbia fatto i processi migliori e chi quelli peggiori. Insomma, la questione Grasso – Caselli non mi pare altro che una lite tra due personalità che non si sopportano, due magistrati onesti e professionalmente notevoli, che hanno portato a Palermo due metodi di lavoro completamente diversi, e che si sono inevitabilmente scontrati sull’episodio che ha segnato le rispettive carriere: la nomina a procuratore nazionale antimafia.
Il fatto che l’agenda politica in questo paese debba essere impegnata dalle rivendicazioni di due magistrati che trasferiscono sull’altro responsabilità politiche che non gli appartengono, facendo emergere uno scontro professionale e umano nato anche a causa di scelte – diverse, ma tutte legittime – maturate magari nel corso di indagini delicatissime e coperte dal segreto istruttorio, è la prova definitiva che i magistrati dovrebbero avvicinarsi alla politica con grandissima cautela, e dovrebbero poterlo fare solo dopo un ragionevole tempo di decantazione al di fuori della funzione giurisdizionale.
Perché un magistrato in politica, o che si senta in dovere di esservi coinvolto, rischia di trovarsi nella condizione in cui si trovano adesso Grasso e Caselli: due giudici rispettabilissimi che finiscono per litigare a mezzo stampa, lanciandosi frecciate e allusioni, e trasformando in questioni politiche fatti e circostanze che sono stati oggetto di discussione e di scontro netto in un luogo – sacro e protetto – come una Procura della Repubblica.
Ecco, in questo momento in cui non possiamo più permetterci niente, non possiamo certamente permetterci una battaglia di principio di due galantuomini per affermare la propria purezza, a colpi di allusioni e sottintesi.

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