un bel casino

Ieri pomeriggio il Movimento 5 Stelle era riuscito a fare un mezzo capolavoro politico. Messo in difficoltà dalla mossa del Pd e di Sel, era riuscito a uscire dignitosamente dall’angolo in cui era stato messo da una proposta autorevole per la guida delle camere, dando una grande prova di democrazia e flessibilità. Partendo dal presupposto che la mossa del Pd li avrebbe comunque esposti a critiche, qualunque scelta avessero fatto, deliberare per una scheda nulla e una certa libertà di voto, eliminando il rischio della riconferma di Schifani e dando di fatto il via libera a Grasso, ma mantenendo comunque la propria integrità di movimento anti-sistema che si limitava a riconoscere la personalità e l’autorevolezza di Grasso senza concedere nulla ai partiti, era stato un capolavoro.

Nonostante i giornali oggi parlino di M5S diviso, i grillini avrebbero potuto dimostrare che di fronte a scelte condivisibili il movimento può partecipare. Senza arretrare di un passo sul resto. E invece si sono incartati. Per limiti personali e caratteriali (i capigruppo si stanno dimostrando abbastanza inetti a fare cose che non siano post assertivi – polemici e strafalcioni storici), e per limiti endemici del meccanismo.

Anche davanti a un’alternativa secca, che non comporta alcuna concessione politica, in cui è possibile individuare con certezza ciò che è buono e ciò che non lo è, i cittadini rappresentanti non sono in grado di scegliere, ottenebrati da una foga massimalista e dal terrore di quello che si ritroveranno sulla bacheca di Facebook due ore dopo o, come in questo caso, addirittura dalla scomunica del leader portavoce. E non sono in grado di farlo nemmeno quando, come in questo caso, la scelta avrebbe rispettato tutti i regolamenti e i principi del M5S.

I cittadini grillini si sono resi conto immediatamente che un’eventuale riconferma di Schifani sarebbe ricaduta su di loro, così si sono divisi, hanno litigato, hanno pianto, hanno messo in piedi uno psicodramma che nemmeno Ibsen, e alla fine hanno tirato fuori una soluzione accettabile che era il preludio del capolavoro. Non è vero che il Movimento 5 stelle sa solo mandare tutti affanculo, quando si è messi di fronte a scelte utili per il paese, e a personalità che non sono compromesse con il vecchio sistema, anche noi siamo in grado di prendere una posizione; persino smontando una delle tradizioni più inattaccabili del vecchio sistema dei partiti: il voto compatto dei gruppi parlamentari. Il M5S avrebbe così avuto la possibilità di dimostrare tutta la propria diversità rispetto ai partiti tradizionali, arrivando addirittura a concedere una libertà di coscienza. E gli era andata benissimo: Grasso eletto, coscienza pulita, integrità mantenuta (era un ballottaggio e si è votato per uno che fino a tre mesi fa non era in politica), la possibilità di rivendicare di essere stati la ragione per cui Boldrini e Grasso sono stati candidati. Nessuna cambiale firmata ai partiti.

Un capolavoro politico che Grillo e gli stessi cittadini grillini eletti hanno pensato bene di sputtanare in due ore, con reazioni scomposte e un post livido in cui si pretende l’abolizione del voto segreto, chiedendo a chi ha votato Grasso di trarre le dovute conseguenze.

Insomma, la prima dimostrazione di una endemica impossibilità di riconoscere ciò che è bene per il paese, al di fuori delle proprie proposte, perché l’assunzione di una responsabilità politica implica una consapevolezza di ciò che si è. E allora bisogna capire se i rappresentanti sono liberi di rappresentare, se hanno un mandato fiduciario oppure se devono consultarsi con gli elettori per ogni scelta che comporti una presa di posizione politica. Ma poiché quello è il parlamento, non è un consiglio comunale in cui ci si riunisce una volta ogni tanto per votare o un’assemblea di condominio, qualcosa in quello strumento perfetto di democrazia non funziona.

Ma soprattutto è emerso che non sanno nemmeno loro perché sono stati votati, qual è la loro missione in Parlamento per conto dei cittadini: se per provare a cambiare le cose partecipando – come è necessario che sia, visto che ormai stanno seduti là dentro – o per contribuire alla dissoluzione definitiva del sistema. Non lo sanno, non riescono a capire se devono demolire o se possono provare a costruire, se possono prendere l’iniziativa di fare da soli o se devono consultarsi con tutti gli elettori. Insomma, un bel casino.

2 risposte a “un bel casino

  1. mi sembra una gran bella analisi

  2. Nice response in return of this issue with solid arguments and telling all regarding that.

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