grazie, qualità

Grazie.

Grazie alla giuria di qualità. Una task force di cittadini migliori, chiamata al festival di Sanremo per difendere il nostro senso estetico dall’attacco dei barbari, che già stavano abbattendo i portoni cigolanti del nostro buon gusto con i loro telefonini rumorosi e i loro sms.

Non sono riusciti a fare molto, ma almeno hanno difeso il secondo posto di Elio, sventando la terribile minaccia di una vittoria dei Modà.

Eravamo nelle nostre case, quando abbiamo sentito la loro canzone in testa alla classifica del Festival. Così ci siamo lanciati sulla nostra collezione di vinili, sui nostri Avion Travel, sulle nostre Mannoie, e ci sembrava che le copertine stessero svanendo, prendendo le sembianze di Kekko, di Marco Mengoni. Le pareti si stavano impregnando della marcetta ossessiva di una Annalisa che non sapevamo nemmeno che esistesse. Ma poi è arrivata la giuria di qualità, un gruppo di cittadini ottimi, i rappresentanti della nostra eccellenza artistica e culturale, i custodi del nostro senso critico.

Sono arrivati come Bruce Willis in Armageddon, nell’abito grigio e lo sguardo compunto di un compositore. Sono arrivati gli intellettuali, l’argine rassicurante contro l’attacco che i senzatetto dei talent show stavano portando alla cittadella quadrata dei nostri consumi culturali, e abbiamo respirato. Loro non guardano la televisione, non ne sono contaminati come noi, quindi potranno serenamente giudicare e, ancora una volta, mettere al sicuro le nostre case – abbiamo pensato – e confermare tutta la nostra inadeguatezza a capire le cose del mondo, a distinguere ciò che è bello da ciò che è sconveniente dire che lo è; ciò che è socialmente accettabile conoscere, da quello che invece dobbiamo continuare a ignorare, per tenere il nostro posto dignitoso nella fila.

Saranno loro a darci il segnale, a indicare il momento in cui potremo finalmente liberarci, affacciarci alla finestra e gridare al mondo che la nostalgia è canaglia, e ti prende proprio quando non vuoi.

La grandezza di questi tempi è che basta saper aspettare, prima o poi arriverà un Tarantino della musica a liberarci dal giogo del conformismo, e a spiegarci che quel Toto Cutugno è un maestro dell’arte contemporanea, rivelando finalmente al mondo quello che noi abbiamo sempre pensato, nelle pareti ovattate e nascoste del cesso di casa nostra.

Ci è andata bene con Edwige Fenech, e con tutte quelle terze serate su Odeon Tv, prima o poi ce la faremo anche con Toto.

Una risposta a “grazie, qualità

  1. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 18.02.13 « alcuni aneddoti dal mio futuro

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...