idraulici

Ascoltando le trasmissioni radiofoniche del mattino, quelle che parlano di politica e fanno intervenire gli ascoltatori, mi viene spontanea una domanda: ma tutti questi cittadini perfetti, così migliori della classe politica che li ha rappresentati negli ultimi vent’anni (che sono ormai il lasso temporale di riferimento per ogni “basta! non se ne può più!” che si rispetti), da dove la pigliano tutta questa sicurezza di essere migliori? Sono dei bravi genitori? Come lavorano? Sono puntuali agli appuntamenti? Pagano tutte le tasse fino all’ultimo centesimo? Pagano il canone Rai? Chiedono sempre lo scontrino quando entrano in un negozio? Si fanno sempre fare la fattura o, siccome non gli serve e li fa risparmiare qualcosa, si mettono d’accordo? Cedono il posto alle vecchiette sugli autobus? Parcheggiano in divieto di sosta? Fanno la differenziata?
No, perché se il voto dev’essere identificazione – come secondo loro dovrebbe essere, quindi tutto un “se io lavoro perché non lavorano anche loro? se io pago dodici euro una bistecca perché non anche loro?” ecc – e se prende piede quest’idea dell’uomo comune che ci governa con il buonsenso, ecco, vorrei capire quali comportamenti diventeranno socialmente accettabili nella prossima legislatura. E capire se anche gli idraulici, d’ora in poi, aggiusteranno i rubinetti rotti con il buonsenso.

tre domande su oscar (no pistorius)

1. Possibile che un professore universitario di quella levatura non si sia mai posto il problema del curriculum vitae del leader dello schieramento politico che aveva contribuito a fondare? Possibile che questo professore universitario non si sia mai accorto che il leader dello schieramento che aveva contribuito a fondare riportava nel suo curriculum un master in economia conseguito nella stessa università in cui insegna? Possibile che nessuno  – un collega, un giornalista, uno stagista, un portinaio, uno studente fuori corso – abbia mai accennato a questa comune frequentazione?

2. Possibile che nessuno – un collega, un giornalista, uno stagista, un portinaio, uno studente fuori corso -abbia mai verificato i suoi titoli? Anche solo per metterlo in difficoltà, come si cerca di fare con qualunque avversario, politico e non politico. Eppure stavano tutti là, sul sito dell’Istituto Bruno Leoni. Wikipedia già nel marzo 2011 aveva fatto la più scontata delle verifiche: un’e-mail alla Chicago Booth University per avere conferma del master conseguito in quell’università, la cui risposta non lasciava spazio a interpretazioni:

I checked our database and we have no record of attendance or degree conferral by a person named Oscar Giannino.

3. Possibile che nessuno si sia mai accorto di niente? Può essere invece che qualcuno questa verifica l’avesse fatta, e abbia solo aspettato il momento elettoralmente più caldo per informare Zingales e gli altri di averlo scoperto?

La risposta potrebbe tranquillamente essere “è possibile, nessuno ci aveva mai fatto caso”.  Ma non depone comunque a  loro favore.

grazie, qualità

Grazie.

Grazie alla giuria di qualità. Una task force di cittadini migliori, chiamata al festival di Sanremo per difendere il nostro senso estetico dall’attacco dei barbari, che già stavano abbattendo i portoni cigolanti del nostro buon gusto con i loro telefonini rumorosi e i loro sms.

Non sono riusciti a fare molto, ma almeno hanno difeso il secondo posto di Elio, sventando la terribile minaccia di una vittoria dei Modà.

Eravamo nelle nostre case, quando abbiamo sentito la loro canzone in testa alla classifica del Festival. Così ci siamo lanciati sulla nostra collezione di vinili, sui nostri Avion Travel, sulle nostre Mannoie, e ci sembrava che le copertine stessero svanendo, prendendo le sembianze di Kekko, di Marco Mengoni. Le pareti si stavano impregnando della marcetta ossessiva di una Annalisa che non sapevamo nemmeno che esistesse. Ma poi è arrivata la giuria di qualità, un gruppo di cittadini ottimi, i rappresentanti della nostra eccellenza artistica e culturale, i custodi del nostro senso critico.

Sono arrivati come Bruce Willis in Armageddon, nell’abito grigio e lo sguardo compunto di un compositore. Sono arrivati gli intellettuali, l’argine rassicurante contro l’attacco che i senzatetto dei talent show stavano portando alla cittadella quadrata dei nostri consumi culturali, e abbiamo respirato. Loro non guardano la televisione, non ne sono contaminati come noi, quindi potranno serenamente giudicare e, ancora una volta, mettere al sicuro le nostre case – abbiamo pensato – e confermare tutta la nostra inadeguatezza a capire le cose del mondo, a distinguere ciò che è bello da ciò che è sconveniente dire che lo è; ciò che è socialmente accettabile conoscere, da quello che invece dobbiamo continuare a ignorare, per tenere il nostro posto dignitoso nella fila.

Saranno loro a darci il segnale, a indicare il momento in cui potremo finalmente liberarci, affacciarci alla finestra e gridare al mondo che la nostalgia è canaglia, e ti prende proprio quando non vuoi.

La grandezza di questi tempi è che basta saper aspettare, prima o poi arriverà un Tarantino della musica a liberarci dal giogo del conformismo, e a spiegarci che quel Toto Cutugno è un maestro dell’arte contemporanea, rivelando finalmente al mondo quello che noi abbiamo sempre pensato, nelle pareti ovattate e nascoste del cesso di casa nostra.

Ci è andata bene con Edwige Fenech, e con tutte quelle terze serate su Odeon Tv, prima o poi ce la faremo anche con Toto.