il vento che devi saper prendere

Il vento è passato. E nessuno l’ha fermato.

Ci sono molte persone – tra cui alcuni sostenitori di Matteo Renzi, probabilmente i meno dotati – che davanti a queste primarie parlamentari, che hanno rivoluzionato gli assetti dei gruppi parlamentari del Partito Democratico, si stanno comportando come gli ultimi combattenti giapponesi di una guerra già finita. Sono quelli che hanno fatto di Rosi Bindi l’ultimo totem da abbattere come profeti della rottamazione sconfitta dalle primarie, e che si scandalizzano perché siederà nuovamente in Parlamento dopo essersi regolarmente sottoposta, a differenza di altri, a primarie dall’esito tutt’altro che scontato, visto come sono andate altrove. E invece le ha superate, ha preso i voti necessari per tornare in Parlamento, così come probabilmente avrebbero fatto Veltroni e D’Alema.

Sono gli stessi che adesso, dopo avere chiesto agli elettori delle primarie di coalizione di avere fiducia in una proposta che prevedeva, tra le altre cose, l’esclusione di qualsiasi accordo con Casini, sono disposti ad allearsi con lui sotto la copertura di un’agenda, perché comunque è meglio di quel comunista di Vendola. La giustificazione è quella di preservare una presunta biodiversità, che spesso si chiama speranza di non doversene restare a casa, visto che là dove si è presentata gente capace i voti sono arrivati. Sono quelli che si lamentano dell’apparato, perché davvero non gli entra in testa che quello che loro si ostinano a chiamare “apparato”, non è altro che il sistema di relazioni e partecipazione su cui si deve necessariamente fondare ogni partito politico che aspiri a essere grande abbastanza da governare un paese.
Sono quelli che non hanno capito che quando Bersani, e altri giovani nel partito, sostenevano che il Pd fosse perfettamente in grado di rinnovarsi, senza bisogno di una rottamazione indiscriminata, non mentivano, e soprattutto sapevano perfettamente quello che dicevano. Sono quelli che non hanno capito che Bersani aveva tutto l’interesse a sfruttare il motore della proposta di Renzi per dare una scossa al Pd dall’interno.
Sono quelli che non hanno capito che sulla rottamazione, in un certo senso, avevano già vinto, e che al momento di prendere finalmente il largo, con quel vento che non si poteva fermare con le mani, si sono scoperti senza nemmeno una vela.

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