sallusti amari

Perché proprio lui? Non poteva capitarci un cronista di un quotidiano locale, magari orfano e povero? Allora sì che avremmo potuto imbastire una bella campagna per la libertà di espressione e contro il totalitarismo liberticida del codice penale italiano (che effettivamente un po’ fascistello lo è sempre stato).

La martirizzazione di Sallusti e la sua trasformazione in un paladino della libertà di stampa e di espressione sono difficili da accettare, ma è anche vero che il rigore di certe scelte di civiltà comporta necessariamente l’essere contrari alla pena di morte per chiunque. Sallusti potrà essere antipatico, potrà non piacere il modo in cui dirige un giornale, ma se una norma è sbagliata resta sbagliata.
Chiarito che la diffamazione non è un reato di opinione, ma un reato a mezzo stampa (cioè una diffamazione commessa con mezzo particolare), la mia domanda è: possiamo sopravvivere a tutto questo? Possiamo sopravvivere, come Paese, come cittadini, al fatto che da domani la diffamazione non sarà più punita con una pena detentiva. Diventeremo per questo un paese più pericoloso?

No. Direi proprio di no.
L’effetto deterrente della condanna alla detenzione nei reati di diffamazione è talmente forte che Sallusti continua tranquillamente a dirigere giornali. E’ giusto punire la diffamazione, ma non vedo perché la si debba punire con il carcere. In un processo per diffamazione la persona offesa può costituirsi parte civile e chiedere un risarcimernto del danno. Posto che il carcere non può avere un effetto deterrente per chi dirige un giornale, la soluzione più sana per l’ordinamento, che meglio tutela chi dovesse venire diffamato, e che comunque non lascia impunito un direttore colpevole, è semplice: depenalizzare la diffamazione, punirla solo con una pena pecuniaria, e trasferire il contenzioso in sede civile. Hai scritto che sono uno stupratore di bambini? Ti denuncio, e ti faccio causa chiedendoti un risarcimento adeguato. In fin dei conti il mio interesse di diffamato è esclusivamente quello di ripristinare la mia reputazione (e qui basterebbe pensare a forme di risarcimento come la pubblicazione di scuse e smentite), e di farmela risarcire. Se ottengo questi risultati passando per una casusa civile piuttosto che per un processo penale, cosa mi cambia?
Niente.
Invece di fare una battaglia di principi, e trasformare tutta questa storia in quello che non è – una lotta per la libertà di stampa – eliminiamo la previsione della pena detentiva nel reato di diffamazione.
Chi si sentirà diffamato continuerà a denunciare, e a fare cause civili per essere risarcito. I giornalisti non rischieranno di finire in carcere ma in caso di reato pagheranno un risarcimento. Il casus belli è capitato con Sallusti? Pazienza, ma a questo punto chiudiamola qui. Evitiamo la sua assunzione nel pantheon degli eroi civili della libertà di stampa, prima di ritrovarci con i busti in bronzo agli angoli delle strade.

Una risposta a “sallusti amari

  1. perché proprio a lui? è stata la mia stessa domanda fin da subito. c’è andata male!

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