week end di socialità

questo fine settimana faceva molto freddo, quindi me ne sono rimasto a casa a studiare il meraviglioso mondo dell’internet che, appunto, si è rivelato meraviglioso: è stato il fine settimana in cui le cateratte di twitter si sono aperte, e quell’apparenza da social media fighettino/cool è stata travolta dal peso dei tweet di un comico, di un presentatore televisivo, di una cantante. poi c’è stato il caso di uno che si era fatto un account come @palazzochigi, e twittava con il volto di mario monti –  con intento satirico, che però non a tutti era sembrato così chiaro – e che è stato improvvisamente chiuso, scatenando le proteste di quelli dell’internet. la settimana era cominciata benissimo, con lo scazzo tra uno showman che dava della rosicona a una comica che lo trovava noioso. tutto tramite twitter.

fin qui niente di nuovo. il mezzo di comunicazione si diffonde e ognuno ne fa l’utilizzo che ritiene, così come ci sono quelli che al telefono non dicono nemmeno il proprio nome, e quelli che confesserebbero anche di sapere dov’è mike (già, dov’è mike?).

ma poi, ad un tratto, tutto è andato completamente in vacca quando gianni riotta  ha lanciato un tweet sugli scrittori sopravvalutati, ed è venuto l’inferno in terra.

dopo i primi timidi tentativi con moccia, fabio volo, tamaro, i freni inibitori sono saltati ed ecco precipitare davanti ai miei occhi una selva di calvino, gadda, bulgakov, sciascia, scott fitzgerald, joyce (o joice, come ha scritto qualcuno, a cui è stato fatto notare come forse non fosse necessario averli letti davvero, per considerarli sopravvaluati, ma almeno saperli scrivere, quello sì), e altre decine di scrittori, che davano l’impressione di una confusione notevole tra il concetto di “sopravvalutato” e  quello di “ne ho sentito parlare un sacco di volte!”.

insomma, se mai ce ne fosse stato bisogno, la prova ulteriore che c’è sempre una costante universale da cui guardarsi, in qualunque momento storico, in grado di spezzare qualunque impeto progressista ed evolutivo, di neutralizzare l’efficacia innovativa di qualunque mezzo di comunicazione, e con cui bisogna sempre fare i conti quando si esprimono giudizi, si elaborano teorie e scenari: il mondo è molto densamente popolato di cialtroni.

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