io non so se sono ancora capace

Non so se sono capace di vivere senza B. Non mi ricordo come si fa. Diciassette anni passati a smadonnare, quasi ogni mattina di ogni santo giorno, per quei due centimetri di cerone e per quello che sarebbero riusciti a creare. Bestemmie, sbronze tristi. Anni di letture ossessive di retroscena a cui dare un ingiustificato fondamento, solo per potersi convincere che sarebbe successo qualcosa che non è mai successo. Anni di Travaglio, Mannoia, popoli viola, sopportati con l’angoscia con cui si sopporta l’uso di armi non convenzionali per proteggere la vita dei soldati. Saremo come vedove, tradite e vessate quando lui era in vita, ma inconsolabili dopo la morte?

Passeremo il resto dei nostri giorni prostrati da un malessere che ha ormai innervato i nostri gangli vitali o rinasceremo come cervi, possenti e pieni di energia?

Ci stiamo liberando del generatore di energia del nostro scontento. E se poi ci afflosciamo? Se ci ritroviamo soli davanti alla fotografia di Mario Monti senza poter pensare quanto sia cafone quel suo modo di vestire, quanto sia pericolosa la sua mancanza di senso dello Stato, il discredito internazionale che colleziona come terzini del Milan scarsi? E poi cosa diavolo gli dici quando abolisce l’articolo 18, o si mette a questionare sui licenziamenti? Che è un buzzurro ignorante circondato da incompetenti?

Come faremo, dopo?

Basteranno frigoriferi di champagne, migliaia di ballerine di samba che scenderanno per le strade, i caroselli nelle piazze per trasformare in qualcosa di costruttivo diciassette anni di voglia di strangolare qualcuno?

Dove andranno a finire le capigliature cofanate delle attempate sostenitrici di Forza Italia? Chissà se le rivedremo mai.

Non riesco a darmi pace. Sarà per la crisi finanziaria, o forse per la consapevolezza di non poter festeggiare degnamente quello che tutti avremmo voluto: una fine ingloriosa, uno schianto memorabile. E invece è una fine che non è un finale come si deve, ma un sibilo fastidioso, un rientro frettoloso dietro la quinta nel bel mezzo dello spettacolo, una ruota che si sgonfia.

Presto, datemi immediatamente una nemesi provvisoria, per ora va bene anche un Lamberto Dini qualunque.

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