cento. cento. cento.

Lasciamo stare la narrazione, che per qualcuno potrà essere accattivante. Lasciamo stare la rappresentazione – un palco su cui è stato ricostruito il salotto (il living) della casa ideale per il giovane democratico generazionalista. Lasciamo stare i Mac, l’iPad, il frigorifero Smeg e tutte le possibili interpretazioni sulla distanza di quella rappresentazione dall’attualità sociale. Lasciamo stare tutta la tirata sul capitalismo estetico, e sul fatto che il bello è un valore aggiunto che adesso dovrebbe diventare il centro di gravità dei nostri interessi. Lasciamo stare tutta la sovrastruttura e fingiamo che non conti nulla – quando invece in questo caso è fondamentale per analizzare i contenuti che vengono rappresentati – e concentriamoci sulla sostanza, i cento punti programmatici che sono usciti dalla Leopolda di Matteo Renzi.

Concentriamoci sul fatto che numerosi di quei punti sono presenti da mesi nelle proposte programmatiche del partito democratico, che si possono comodamente consultare con il proprio sedere affondato nella poltrona. Concentriamoci sul fatto che Matteo Renzi sia ancora un membro della direzione nazionale del Partito Democratico, e che quindi quelle proposte le deve conoscere bene. Domandiamoci allora a chi e a cosa si riferisca quando accusa il Pd di essere portatore di proposte troppo generiche. Domandiamoci perché, in tutti quei cento punti, non si faccia un solo cenno alla naturale prosecuzione dell’opera di demolizione e rottamazione, la ristrutturazione delle rovine in cui ci troviamo grazie all’opera di demolizione vera – quella sì – portata a termine dal governo di centrodestra. La questione generazionale, ormai, è un macguffin. A Firenze c’erano Arturo Parisi e Sergio Chiamparino, e non sono stati cosparsi di pece e cacciati con i forconi, quindi di cosa stiamo parlando? E’ tutta una questione di efficacia della proposta? E’ un problema di marketing delle idee? Nel senso che se proponi lo “ius soli” come regola di cittadinanza sul sito del Piddì vale uno, mentre se lo fai nei cinque minuti di reality “se fossi il presidente del consiglio” diventi Neil Armstrong che scende dalla scaletta del’Apollo 11?

Non ne ho idea, ma per quanto mi riguarda il difetto insuperabile di quelle cento proposte è essersi completamente dimenticati dei vent’anni di berlusconismo trascorsi, e dei disastri sociali e economici che hanno provocato.

Puoi arredare un salotto living come più ti piace, metterci dentro i complementi di arredo più fighi del mondo, sprofondare nella tua poltrona Frau leggendo Zygmunt Bauman sul tuo iPad, ma se ti sei dimenticato di ricostruire il tetto non sei Lars Von Trier, sei solo uno che si è dimenticato di rifare il tetto.

Le proposte programmatiche del Partito Democratico

I cento punti di Matteo Renzi e della Leopolda

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2 pensieri riguardo “cento. cento. cento.

  1. rimpiango Enrico Berlinguer, non mi ‘piace’ Renzi anche per la disinvoltura ostentata nell’andare oltre le macerie senza preoccuparsi di sanare i disastri. forse può essere un cavallo vincente per elezioni imminenti ma non lo vorrei alla guida del movimento politico che progetti il futuro dei nostri figli.

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