il sonno della politica genera scilip***

Non ho letto il paginone acquistato da Diego Della Valle su Repubblica, con il suo appello contro i politici. O meglio, l’ho letto, ma è come se stesse rimbalzando tra i neuroconnettori del mio cervello, cercandone uno disposto a elaborarne il contenuto. Siamo sempre alle solite. Quello che conta non è tanto il messaggio, ma chi lo propone (e in questo caso come lo fa). Quello stesso paginone di Repubblica, strappato e appeso al muro, vicino ai campanelli di un qualunque condominio, potrebbe essere l’opera di un pensionato, uno che passa le giornate a mandare lettere ai giornali per lamentarsi del cattivo stato delle aiuole, e a distribuire volantini agli angoli delle strade. Invece proviene da uno degli imprenditori italiani più famosi, di chiaro rito antiberlusconiano. La buona fede, le buone intenzioni, il sincero desiderio di far voltare pagina al paese non li discuto. DV può essere sincero, ma il metodo con cui manifesta le sue intenzioni è preoccupante.

Se c’è una cosa che dovrebbero averci insegnato diciassette anni di B. è che governare uno stato NON E’ come dirigere un’azienda. Questa idea di efficienza, economicità, imprenditorialità non può essere pedissequamente applicata allo stato, per tutta una serie di ragioni che ormai abbiamo imparato a conoscere sulla nostra pelle. Il bonus “il mio nome è wolf e risolvo i problemi” ce lo siamo già giocato, a caro prezzo.

La seconda cosa che ci hanno insegnato questi diciassette anni è che il rifiuto della poltica genera scilipoti. Individuare nella “politica” il problema, assecondare questa ondata di indignazione che ormai attraversa indistintamente mitomani e persone ragionevoli ci ha condotti al punto in cui siamo, con politici che trent’anni fa sarebbero finiti in qualche consiglio comunale o a coordinare la segreteria provinciale, e che oggi tengono anche nelle loro mani le sorti del governo. Per tutta una serie di ragioni che conosciamo benissimo.

Il manifesto di DV parte da quell’idea distorta per cui, se i politici sono incapaci, significa che la politica non è in grado di risolvere i problemi della gente, e che si devono superare le differenze di schieramento in nome di un bene comune. Certo. Votare a destra o a sinistra è sempre la stessa cosa. Diciassette anni di B. e le scelte economiche di questi giorni ne sono la prova.

Il manifesto di Della Valle rilancia questa idea che qui sia tutto da rifare, che il sistema sia marcio, e con gli strumenti che abbiamo non si possa fare più niente. Ma questa è la stessa idea che ha portato B. a fare l’unto dal signore, a scendere in campo e a sollevarci dalla fatica di ricostruire una classe politica.

Solo che Della Valle sbaglia: il sistema è sano, ed è fatto da una costituzione repubblicana che funziona benissimo e organizza perfettamente il funzionamento delle istituzioni politiche di questo paese (se non siamo già finiti a rincorrerci per le strade con il machete è grazie alla costituzione repubblicana). Il problema sono gli attori di questo sistema, e quelli vanno cambiati con una legge elettorale seria, non un cruciverba risolto della settimana enigmistica. DV si cala dall’alto, scende in mezzo a noi appellandosi alla società civile, e lo fa per riempire un vuoto che noi, poveri cristi, non siamo in grado di colmare.

Questa volta no, grazie. Si metta in coda come tutti.

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