proiezioni

ho sentito cicchitto gridare. alla radio. potevo vederlo, in piedi, rivolto all’assemblea, schiumare rabbia e indignazione, paonazzo in volto, con gli occhiali sulla punta del naso e la giugulare sul punto di esplodere. ho sentito gridare parole come “libertà civili”, “violenza inaccettabile”, “garanzie dell’imputato”, “presunzione d’innocenza”. ho sorriso. mi sono incazzato. ho fermato la macchina. un po’ ho bestemmiato. mi sono chiesto dove fosse cicchitto quando il governo sostenuto dal suo partito (per usare un eufemismo e non dire posseduto) ha approvato la serie inarrestabile di provvedimenti che hanno contribuito a trasformare le carceri italiane in una discarica sociale, le leggi che vietano la concessione degli arresti domiciliari per certi reati (quelli che destano particolare allarme sociale, per parlare come un sottosegretario democristiano degli anni settanta), le leggi che hanno reso praticamente impossibile ai recidivi ottenere misure alternative alla detenzione. mi sono chiesto dove fosse cicchitto quando la lega chiedeva il carcere indiscriminato per la categoria tutta dei clandestini. qualcuno lo avverta, perché a sentire il suo discorso di ieri, la veemenza con cui si è scagliato contro il giustizialismo indiscriminato, è chiaro che s’è sbagliato. perché a sentirli così, tutta quella foga, quell’accorata partecipazione, tutta quella rabbia e quell’indignazione hanno molto poco a che fare con il garantismo, e molto con la proiezione.

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