vecchietti

siamo ridotti così male che ci tocca ridimensionare anche l’arte in cui questo paese, da sempre, eccelle; quella che, insieme al voler discutere sempre e comunque di cose che non ci competono e di cui non capiamo assolutamente niente, è un po’ il mandolino del ventunesimo secolo: la dietrologia.

un tempo questo era un grande paese di dietrologi, e potevi passare notti intere a discutere del rapimento di moro, della seduta spiritica di romano prodi, a litigare sui servizi segreti, su chi ci fosse dietro le stragi, le bierre, su chi avesse nascosto i piani radar di ustica, l’italicus, portella della ginestra; sul ruolo della cia nel referendum monarchia/repubblica, sulla morte di papa luciani e sulla combine di italia-camerun dell’82. un paese cresciuto nel mito di un grande vecchio che tutto conosce e tutto governa.

oggi invece non riusciamo più nemmeno a esercitare una dietrologia di livello, e siamo costretti a passare pomeriggi infiniti a cercare di capire chi sia l’omino misterioso che si intromette nei rogiti notarili altrui per versare caparre, e che infila di nascosto emendamenti alla legge finanziaria sull’esecutività delle sentenze di appello.

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