post reazionario

ieri, su qualche canale del digitale terrestre (rai 5 credo), ho visto una giovane e colta giornalista intervistare natalia aspesi. mentre parlavano, la grande giornalista guidava la conduttrice tra le stanze della sua bellissima casa, un appartamento che sembra ricavato nello spazio libero esistente tra librerie stracolme. ma la giovane giornalista sembrava non riuscire a entrare in sintonia con la grande giornalista, e ti restava sempre quell’impressione strana, come se recitassero con due registri diversi che non riescono mai a incontrarsi, come se la giovane giornalista non cogliesse il tono della grande giornalista. così l’intervista è andata avanti in un continuo domandare e rispondere che ti faceva quasi percepire un disinteresse della giovane giornalista per le risposte della grande giornalista, assorbite dall’esigenza di dover seguire un percorso mentale definito, una scaletta. una piccola forma di incomunicabilità che si è manifestata quando la grande giornalista ha indicato orgogliosa una parete di libri, «sono libri sul sesso», provocando una reazione immediata della giovane giornalista che si è sentita in dovere di dare un ordine e una sostanza a quella definizione così generica, distinguendo in categorie: erotismo, sessualità, eccetera. la grande giornalista, ovviamente fregandosene, china sulla libreria, dopo averci quasi picchiato il naso per riuscire a leggere il titolo del volume che stava prendendo, esclamava: “l’orgasmo femminile!”

l’intervista è continuta su questi toni e con queste piccole incomprensioni, come quando la giovane giornalista l’ha fatta incazzare definendola una “giornalista di costume”. mi sono detto che, forse, tutta questa incomprensione poteva essere dovuta a questo pregiudizio della giovane giornalista, a cui la aspesi ha risposto “io sono una giornalista, scrivo quello che vedo”, o forse all’incontro con una grandezza resa difficilmente comprensibile dalla sua apparente semplicità, o forse al fatto che, mentre noi stiamo qui a cazzeggiare con google, iPhone e iPad, la grande giornalista dietro la scrivania tiene ancora sei o sette vocabolari della lingua italiana e tutte le garzantine.

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