coguari

l’eastern cougar, o leone di montagna, è stato dichiarato ufficialmente estinto dallo u.s. fish and wildlife service. negli ultimi trent’anni non se n’è avvistato uno e, a meno che non si sappia nascondere molto bene, questo significa che non ce ne sono altri.

il leone di montagna è estinto perché è sempre stato considerato dall’uomo come un animale pericoloso e “cattivo”, di quella cattiveria che porta ad attaccare uomini e bestiame non per un primitivo e animalesco istinto di difesa, o per fame, ma perché nel cuore della bestia alligna il demonio, perché il coguaro ama il sapore del sangue e rappresenta, probabilmente, l’incarnazione di qualche spirito malvagio. come i lupi, come gli squali, l’orca assassina, gli orsi, animali che si limitano a svolgere il compito che la natura gli ha assegnato (predatori), e che l’uomo invece giudica come creature nefaste, prigioniere di una ferocia inusitata.

uccidere un animale per il solo fatto che lo crediamo cattivo è, se ci pensiamo, una delle cose più stupide che si possano fare, perché non possiamo sapere se, a sua volta, il coguaro abbia aggredito e ucciso esseri umani credendoli pericolosi per la sua sopravvivenza, crudeli e sanguinari.

ma questa fissazione di attribuire a una categoria animale o umana una ferocia innata è sempre stata una notevole fregatura, perché ha impedito di riconoscere il  male quando questo stava lentamente prendendo forma.  la banalità del male, eccetera. un disegno fatto di mille pezzi che, presi singolarmente e isolati dal contesto, possono essere tenuti sotto controllo, ma una volta messi insieme, nel nome di qualcosa di più grande, si trasformano nel male perfetto.

vedendo conspiracy, un film per la tv americana del 2001, con kenneth branagh e stanley tucci, e che racconta la cronaca della famosa conferenza di wannsee, in cui una quindicina di gerarchi nazisti diede il via libera alla soluzione finale per lo sterminio degli ebrei, mi sono chiesto come si sarebbero potuti fermare i burocrati nazisti. in fin dei conti quella riunione è stato il momento in cui la furia e l’odio xenofobo verso gli ebrei hanno trovato un’applicazione pratica, ma è altrettanto evidente che anche se avessimo fatto saltare in aria quella villa, la soluzione finale sarebbe stata comunque adottata. altri burocrati, in un altra villa sul lago, avrebbero snocciolato numeri e statistiche, rivendicato le proprie prerogative, preteso la soluzione dei proprio problemi e difeso il proprio operato. l’obiettivo era già chiaro, si trattava di adottare le misure necessarie per realizzarlo.

il male assoluto che nasce sotto forma della soluzione più praticabile, meno costosa e impegnativa secondo la burocrazia. niente bava alla bocca, niente occhi iniettati di sangue, niente menomazioni fisiche orrende.

funzionari di un partito politico che cercano la via più pratica per ottenere il risultato finale.

lasciamo sospese le domande sulle quali centinaia di storici si sono esercitati – e che oggi non hanno più alcun senso – su quando e come il resto del mondo avrebbe dovuto decidere di intervenire. la verità è che ci sentiamo in colpa per non essere stati capaci di riconoscere un male così assoluto nella sua fase embrionale, perché avrebbe significato intervenire nel momento stesso in cui certe idee si sono manifestate. distruggere la pietra grezza prima che potesse trasformarsi in una scultura dalle forme definite.

attribuire ferocia incondizionata e pericolosità rende più facile anche il lavoro sporco, mentre resta difficile individuare il momento in cui certe idee, certi pensieri, superano la soglia di pericolosità tollerabile. disegnare i nazisti come feroci macchiette è servito, forse, a scioglierci dal senso di colpa che ci perseguita per non avere fatto nulla per evitarlo, ma non serve certamente a evitare che, in forme diverse, la cosa si possa ripetere.

spariamo al coguaro perché è cattivo, ma non riusciamo a riconoscere il pericolo vero, quello che quando si manifesta ti lascia lì, irretito, a domandarti come sia stato possibile.

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