rotaie

“Signori, prego, non distratevi. Vi fa impressione? Certo, la prima volta. Ma ora a noi non più. Anzi a vederlo pensiamo a quel carro, a quello stesso carro che torna, tra qualche ora, col nostro pane. E’ più forte di noi, perdonateci. E’ il carro dei morti, dei russi colpiti dall’epidemia. Escono da quelle baracche, quelle laggiù con la bandierina gialla e poi…via…al cimitero…Ne muoiono tanti! Ma il carro dei morti per noi è il carro del pane. Che volete, quando si è ridotti a pensare soltanto al problema dell’esistenza….”

Franco Quattrocchi, La Guida di Hammerstein – Roma, 1946

La Guida di Hammerstein è un album a fumetti, scritto e illustrato dentro a un lager, uno di quelli in cui finirono circa seicentomila militari italiani catturati dai tedeschi all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre. Scrivere era proibito (e possiamo immaginare quali potessero essere le conseguenze di una violazione del divieto). Franco Quattrocchi, l’autore, riuscirà a procurarsi una penna, della carta e un calamaio e a fare quello che gli era severamente proibito: disegnare vignette sul lager. Nel settembre ’44 riceverà un pacco alimentare con del latte condensato andato a male, e lo userà per legarle insieme,  in quella che diventerà la Guida. I testi e i disegni verranno infilati in una borraccia degli alpini, sfuggendo così a perquisizioni e controlli, e torneranno a casa con il loro autore, che li pubblicherà a Roma nel 1946.

Non so dove si possa trovare, so solo che me n’è capitata una copia tra le mani.

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