il senso di walter per i buchi

il piccolo walter aveva qualche problema di vista, anzi, a dirla tutta era cieco come una talpa. i suoi genitori lo avevano portato da un oculista, il migliore della città e gli avevano commissionato un paio di lenti complicatissime, che potessero risolvere i suoi evidenti deficit visivi. tutti i precedenti tentativi si erano infatti rivelati un fallimento. walter sbatteva contro i muri, inciampava nei tappeti, prendeva nelle ginocchia tutti gli spigoli che aveva in casa.

la cosa a volte diventava preoccupante, perché spesso walter era pericoloso anche per gli altri. faceva cadere piatti, vasi, sbatteva contro le persone.

ma walter era un vanitoso, e questa cosa degli occhiali proprio non la sopportava. l’idea di mostrarsi agli amici con due fondi di bottiglia davanti agli occhi era inconcepibile, avrebbero pensato che uno con degli occhiali così non poteva essere una guida, e questo lo avrebbe fatto soffrire, perché non c’era cosa che il piccolo walter desiderasse maggiormente del diventare un piccolo leader. così, per prendere due piccioni con una fava, aveva cominciato a uscire la mattina per andare a scuola, indossando sempre i costosi occhiali che mamma e papà gli avevano regalato, rendendoli così felici e fiduciosi che il piccolo avrebbe ritrovato la strada di casa. ma walter, non appena girato l’angolo, li toglieva, e si presentava agli amici senza occhiali. la cosa era un problema, perché a quel punto tutto diventava complicato. walter, infatti, aveva un senso speciale per i buchi, e ogni volta che si toglieva gli occhiali ci finiva dentro. ogni volta lui cadeva, tutti si spaventavano, lo tiravano fuori, si assicuravano che non si fosse fatto male, e lo imploravano di mettersi quei benedetti occhiali, perché aveva rischiato davvero grosso. walter non aveva preferenze, qualsiasi buco era buono per finirci dentro. tombini, lavori stradali, fossi. bastava che ci fosse la lontana possibilità di cadere malamente che walter si precipitava, inspiegabilmente attratto da quell’assenza di materia.

ogni volta che capitava, walter si diceva pentito, e consapevole del rischio a cui sottoponeva amici e compagni ogni volta che metteva il naso fuori di casa; così prometteva che il giorno seguente, a malincuore, sarebbe arrivato con un paio di occhiali poggiati sul naso.

walter però faceva promesse da marinaio, e ogni santa volta accampava qualche scusa: “non avevo capito”, “non li ho trovati”, “me li sono dimenticati”. gli amici, dapprima sorpresi, e poi rassegnati, non sapevano più che pesci pigliare, anche perché la cosa iniziava a diventavare pericolosa; capitava sempre più spesso che walter, cadendo dentro al buco, si tirasse dietro uno dei suoi compagni. due passi. bam. dentro al buco. una faticaccia per tirarne fuori due. siccome spesso ci finiva dentro con goffredo, che non era proprio un fuscello, gli amici erano disperati.

qualcuno ogni tanto trovava il coraggio e lo sgridava:

“walter, rassegnati! non ci vedi! sei cieco come una talpa!”

ma walter si sentiva incompreso.

una, due, tre, quattro volte, alla quinta il malumore serpeggiava tra i compagni, che iniziavano a condividere la stessa preoccupazione: “forse non è normale, ha dei problemi seri, e noi sbagliamo a sgridarlo, gli stiamo creando un blocco psicologico da cui potrebbe non riprendersi mai”, si dicevano. “io ve l’ho sempre detto che è un idiota”, sosteneva massimo, sentendosi rispondere: “sei sempre il solito. lo dici perché sei cinico e cattivo!”.

la verità era che gli amici malsopportavano massimo perché era ricco e aveva le timberland.

non c’era verso, walter continuava a insistere e si presentava, ogni santa mattina che dio mandava in terra, senza i suoi occhiali; e ogni volta finiva dentro a un buco, tanto che qualcuno iniziava a chiedersi se non fosse uno a cui piaceva proprio infilarsi dentro ai buchi e farsi tirare fuori.

il tempo passò, walter diventò adulto, e iniziò a portare occhiali con lenti posticce per tranquillizzare i suoi genitori, restando comunque cieco come una talpa. l’età adulta non lo cambiò, e crebbe con lui questa vocazione inspiegabile nel finire dentro ai buchi, farsi del male, costringendo amici e compagni a tirarlo fuori.

fino a quando la sua passione passò dai buchi alla vocazione maggioritaria, e nonostante i consigli e i rimproveri degli amici, continuò a cascarci dentro come un pirla.

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