vecchi

un paese di vecchi che non riescono a crepare. un paese di vecchi che non riescono a capire che se una ragazzina di quindici anni sogna di andarsene, non lo fa perché ha delle turbe psichiche, perché odia i suoi genitori, perché vuole essere già adulta, perché inconsciamente spera di finire un giorno in un pozzo; un paese di vecchi romani convinti che tutto il paese converga sulla capitale, e che legge qualunque realtà alternativa come una deviazione inconcepibile dal grande disegno cosmico; un paese di vecchi invecchiati male; un paese di vecchi romani bavosi, che non riesce a parlare di una ragazzina di quindici anni senza farti scivolare in tasca l’insinuazione di una precocità scomposta, la stessa che giustificherebbe tutti quei palpeggiamenti sugli autobus; un ragionamento che non si capisce dove dovrebbe portare (ma che invece si capisce benissimo, ma è talmente abominevole che va lasciato sottotraccia). un paese di vecchi giornalisti che ti fa sperare in un futuro migliore, fatto di unghie strappate, marchiature a fuoco, castrazioni e devastazioni.

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