pippe!

quando ero piccolo e andavo al catechismo, avevo dei punti fermi: natale=gesù bambino, pasqua= gesù risorto, pippe=cecità, bestemmie=inferno. la suora del catechismo mi mandava fuori dall’aula, bollandomi come un pericoloso disturbatore, quando le chiedevo di spiegarmi bene quella cosa dell’apostasia (“ma se non credo più in quel dio lì, cosa me ne frega se mi punisce? è come se mio padre mi sgridasse mentre sono in un’altra stanza.”); il prete che insegnava religione al liceo si irrigidiva ogni volta che chiedevamo spiegazioni sui preservativi. erano dei bacchettoni fuori dal tempo, per certi aspetti, ma avevano il pregio di avere le idee chiare. questo è giusto. questo è sbagliato, e se lo farai sono costretto a raccontarti che basteranno due preghiere e il pentimento sincero perché dio ti perdoni, in verità brucerai vivo nelle fiamme dell’inferno per l’eternità (ma per questioni di marketing ci è proibito rivelartelo). sono convinto che questi due pilastri dell’insegnamento religioso abbiano fatto più danni che altro, e allontanato dal gregge più gente di quella che abbiano convinto.

ma ci eravamo sbagliati. io mi ero sbagliato.

se l’avessimo saputo prima, se avessimo avuto come prof. di religione il professor fisichella, quante vocazioni, quanta popolarità, quanto amore per una religione che dissolve tutta la propria essenza in un’alzata di spalle.

“ha detto che il comandamento dice una cosa, ma la dobbiamo contestualizzare!”

la contestualizzazione. sarebbe bastata questa brutta parola per trasformare orde di comunisti divoratori di dogmi, atei e agnostici irridenti, in amorevoli adoratori di dio. “dice che non era proprio una mangiatoia”, “dice che non è che è proprio risorto, va interpretato, forse era in coma!”. “dice che, in certi casi, un porcone ci può stare.” del resto io l’ho sempre detto, quando ci vuole, ci vuole. “è salvo anche l’intercalare dialettale!”, e il veneto salutò trionfalmente il monsignore, sostituendo l’effigie di san marco con una bottiglia di vino. “dice che non si possono rubare i soldi ai poveri, ma anche per quello non bisogna essere troppo emotivi nel giudicare!”, quindi se rubo il cellulare a bertolini che è pieno di soldi, non è peccato. “dice che quello sul non desiderare la donna d’altri è quello meno importante, anche perché non rientra nel loro campo di competenza; e dice che a pagamento non contano”. ah, la contestualizzazione, la botte piena, la moglie ubriaca, un paradiso di latte e miele e vergini per tutti.

non avevamo capito niente. sarebbe bastato così poco, e stupidi noi a non averci pensato prima. tutto ha un contesto, tutto va relativizzato, “dice che non pensava credessimo veramente alla storia di mosé e delle acque”.

mi manca solo di capire in cosa consista la corretta contestualizzazione di una pippa secondo i dogmi della fede, e poi potrò dirmi a tutti gli effetti un buon cristiano (e da quello che ho capito, le gare non contano).

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