l’alveare della vita

oggi ho scoperto che le api sono forza lavoro portatile: quando in pianura finisce la stagione dei fiori, le cassette con le api vengono trasportate nottetempo in montagna, dove produrranno il miele di castagno, oppure in pianura per il miele di melata. insomma non esiste una vera e propria delocalizzazione per il mercato del lavoro delle api, e spesso l’apicoltore le trasporta nelle diverse sedi delle linee produttive.

le api che producono il miele arrivano a vivere quaranta giorni, quelle che non lo fanno riescono a sopravvivere anche tre mesi. la ragione è evidente: fare il miele è usurante, e consuma l’ape operaia prima del tempo.

gli apicoltori lo sanno, spremono le api da aprile a ottobre, perché producano la maggior quantità possibile di miele, sempre ricordandosi che una parte deve essere lasciata come nutrimento. api deboli morirebbero molto prima dei quaranta giorni. nel frattempo la regina depone un migliaio di uova al giorno. la nobile ape, insomma, svolge un lavoro usurante che le consuma l’esistenza portandola alla morte al termine di un ciclo vitale esclusivamente dedicato a produrre.

come gli esseri umani, ma senza la parte in cui si appassionano ai lavori stradali e alla nutrizione dei volatili.

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