deuteronomio 22:22,23

sakineh non verrà lapidata per adulterio. le verrà risparmiato quel rito insopportabile e primitivo, così lontano dalla nostra occidentale sensibilità di processi giusti, pene ragionevoli e incruente. la lapidazione è una cosa che sa di terra e sangue, di compiacimento e grida selvagge di una folla senza controllo, che infierisce su quelle povere carni. la lapidazione è barbarie.

secondo le autorità iraniane sakineh verrà giustiziata per omicidio. non so perché, ma è come se la tensione si sciogliesse in una una moltitudine di sospiri. i sospiri di chi improvvisamente si sgonfia di tutto quello sdegno, e si riempie di un inconfessabile sollievo all’idea di abbandonare territori ostili, tornando serenamente a coltivare forme di ipocrisia perfettamente conosciute.

portatemi dal vostro leader

giuro. l’onu ha nominato un ambasciatore spaziale che avrà il compito di coordinare la risposta del genere umano a un possibile contatto con popoli extraterresti, e di accoglierli quando pronunceranno la fatidica frase: “portateci dal vostro leader”.

ora, al di là di qualsiasi giudizio di merito o considerazione populista sul fatto che un paio di idee su come spendere meglio i soldi dei paesi membri io le avrei anche, quello che mi sfugge è da dove provenga questa certezza assoluta che eventuali forme di vita extraterrestre, una volta atterrate sul pianeta terra, saranno così mansuete e normalizzate da chiedere al popolo terreste di parlare con un leader riconosciuto, invece di incenerire qualunque composto organico gli capiti sotto tiro.

come se arrivassero già educati da decenni di film di fantascienza e dai visitors: “vedete? gli alieni sono proprio come li abbiamo sempre immaginati e rappresentati, gentili vero? adesso siate gentili e fatevi vaporizzare.” ma se invece dovessero manifestarsi come uno spruzzo interstellare di acido solforico cosa facciamo? gli diamo una bacchettata sulla molecola di zolfo e li rimandiamo indietro? è una cosa che fa tenerezza, ma sono sollevato dal sapere che le nazioni unite si sono preoccupate di trovare una vittima da sacrificare alla violenza dominatrice di qualunque cosa si avvicini sbavando a questo pianeta. lei.

l’alveare della vita

oggi ho scoperto che le api sono forza lavoro portatile: quando in pianura finisce la stagione dei fiori, le cassette con le api vengono trasportate nottetempo in montagna, dove produrranno il miele di castagno, oppure in pianura per il miele di melata. insomma non esiste una vera e propria delocalizzazione per il mercato del lavoro delle api, e spesso l’apicoltore le trasporta nelle diverse sedi delle linee produttive.

le api che producono il miele arrivano a vivere quaranta giorni, quelle che non lo fanno riescono a sopravvivere anche tre mesi. la ragione è evidente: fare il miele è usurante, e consuma l’ape operaia prima del tempo.

gli apicoltori lo sanno, spremono le api da aprile a ottobre, perché producano la maggior quantità possibile di miele, sempre ricordandosi che una parte deve essere lasciata come nutrimento. api deboli morirebbero molto prima dei quaranta giorni. nel frattempo la regina depone un migliaio di uova al giorno. la nobile ape, insomma, svolge un lavoro usurante che le consuma l’esistenza portandola alla morte al termine di un ciclo vitale esclusivamente dedicato a produrre.

come gli esseri umani, ma senza la parte in cui si appassionano ai lavori stradali e alla nutrizione dei volatili.

l’amico montecarlo

con tutto il bene che gli si vuole, soprattutto adesso che cerca di mettere i bastoni tra le ruote a b., la storia del compagno gianfranco non convince.

quando le risposte sono più complicate delle domande, di solito, può voler dire che hai davanti un agente immobiliare, un cialtrone, o una persona che nasconde qualcosa.

ma nonostante quelle cravatte inguardabili, e quei nodi giganteschi, sembra che fini non sia ancora iscritto al registro dei mediatori immobiliari.

reductio ad pizzicam

Il termine folclorefolklore (dal sassone  folk = “popolo”, e lore = “sapere”), si riferisce all’insieme delle tradizioni arcaiche provenienti dal popolo, tramandate oralmente, e riguardanti usi, costumi, leggende e proverbi, musica, dal canto alla danza, riferiti ad una determinata area geografica o ad una determinata popolazione (si veda Wikipedia alla voce ‘folklore’).

Tradizioni arcaiche, popolo, tramandate oralmente, usi, costumi, leggende. Un contadino si mette a coltivare una zucca e la raccoglie in una notte di plenilunio per donarla al grande re degli elfi. Il vecchio mulino è infestato dai nani. Se l’ultimo giorno d’estate l’ombra del campanile non arriva a toccare la porta del municipio, significa che sarà un inverno rigidissimo. La prima domenica di primavera si balla tutti la pizzica per favorire infiorescenze di gravidanze tra le donne del paese. Tradizioni, leggende, che possiamo tecnicamente definire folclore.

Sindaci, assessori, presidenti di regione, ministri, vice-presidenti del consiglio, invece, non possono essere definiti ‘folclore’, ma ‘governo del paese’. Siamo tutti d’accordo che buona parte di quello che dicono potrebbe essere liquidato con una gamma di definizioni variabile da ‘battuta idiota’ a ‘gigantesca cazzata’ (con quel problema di un sottotesto quasi sempre razzista, mascherato da controllo e protezione del territorio e delle tradizioni). Potrebbe, se non fosse che esce dalla bocca di sindaci, assessori, presidenti di regione, ministri, vice-presidenti del consiglio, e non da quella di rubicondi individui fondatori dell’associazione dilettantistica di rievocazioni storiche. Posso capire che da Bologna in giù sia difficile comprendere cosa succede su al nord, il grado di penetrazione della Lega nel tessuto sociale, la diffusione capillare di fazzoletti verdi e nodi di cravatta allentati, dai piccoli comuni alle grandi città, dalle province ai consigli regionali, fino al Parlamento e al governo. Ma sarebbe il caso di prendere coscienza che non sono arrivati a Roma a chiedere simboli, organizzare rievocazioni e feste longobarde. Sono a Roma per governare, con il sedere padano ben piantato sulla sedia.

Adro vale Roma. Le reazioni scandalizzate per quello che ha fatto il sindaco di Adro hanno un limite: buona parte degli scandalizzati non sospettava minimamente dell’esistenza di Adro sul pianeta terra, e adesso che l’ha scoperto, non ha un’idea precisa di dove si trovi. E’ un paese, su al nord, dove c’è un sindaco leghista che fa cose strane. Televisioni e giornali lo trattano come i migliori casi di cronaca nera della provincia sperduta: riflettori sul paesello che è piccolo, attenzione morbosa verso i suoi abitanti – cosa ne pensa? lei è d’accordo? e pensare che era così un bravo ragazzo-  mentre il sindaco è il leghista spaccone che si inventa l’ennesima baracconata. In questo modo, però, si rischia di isolare Adro dal contesto, di ridurre tutto alla macchietta dell’ometto tozzo e rubizzo che esercita in modo bizzarro il potere che si ritrova, e riempie una scuola di simboli di partito per perpetuare quell’idea balzana della razza padana.

La reductio ad pizzicam sarà la nostra rovina, come se i rubicondi rievocatori di battaglie medievali non fossero già tra noi, governando Adro come Napoli, Reggio Calabria, Bologna e Firenze.

La penetrazione di un’idea non è inversamente proporzionale alla sua imbecillità, ma direttamente proporzionale ai posti di potere che occupa chi la diffonde. Quindi non mi stupirei se, avanti di questo passo, i nostri figli dovessero trovarsi a bere acqua del Po inneggiando a qualche divinità, davanti alla salma di Bossi imbalsamato. E si divertissero pure.

guardatevi questa cosa di daniela ranieri su mtv.

rigori

I leghisti protestano. Sono preoccupati per la rimozione del sole delle Alpi dalla scuola di Adro. “Così si cancella la nostra identità”, dicono.
State tranquilli, la vostra identità sarà sempre garantita e ben rappresentata. Almeno fino a quando la castrazione della popolazione maschile non diventerà obbligatoria per legge.

il misantropo

Nella ‘Guerra dei Mondi’ di Spielberg, c’è una scena in cui Ray (Tom Cruise) e i suoi figli, nel bel mezzo della fuga dagli alieni che hanno invaso la terra, arrivano con un furgone – forse l’unico mezzo funzionante nei dintorni di New York – nei pressi dell’imbarco del ferry boat. Improvvisamente si ritrovano imprigionati, in mezzo a una folla disperata e fuori controllo che tenta di fermarli, circondati da persone che li implorano di farli salire. Tentando di liberarsi da quella morsa furiosa finiscono contro un palo della luce. Qualcuno rompe un vetro con una mazza, altri spaccano il parabrezza sventrandolo a mani nude. Segue una scena drammatica, con Ray trascinato fuori dall’auto che tenta disperatamente di recuperare sua figlia, poi si ricorda di avere una pistola e spara tre colpi in aria. La gente si blocca e si tiene lontana, fino a quando anche Ray non si trova con un’arma puntata alla tempia ed è costretto ad arrendersi, lasciando l’automobile e rifugiandosi in un bar. Nella scena successiva vediamo un uomo che racoglie da terra l’arma di Ray, e mentre la folla impazzisce nuovamente, sentiamo uno sparo che abbatte il nuovo conducente. E la storia che si ripete.

La rappresentazione catastrofica di Spielberg di un’umanità impazzita e priva di freni inibitori è perfettamente aderente alla realtà: anche se non stiamo subendo un’invasione extraterrestre, quando la gente si riunisce in folla riesce a sembrare una cosa più vicina agli zombie di Romero che all’amabile vicina di casa che espone la bandiera della pace, e compra il the al negozio equo e solidale. Stare troppo vicini in situazioni di pericolo, o anche solo in saldi e svendite, spinge gli individui ad agire in maniera selvaggia.

Per questo non dobbiamo affezionarci troppo all’umanità.

E’ vero, ci sono anche persone intelligenti, generose, addirittura simpatiche; magari fanno beneficenza, sono solidali. Ma ricordiamoci sempre che abbiamo a che fare con individui che, in un numero superiore a dieci, e in condizioni di pericolo o euforia, saranno sempre pronti a virare verso l’antropofagia e lo sterminio di massa, e che il giorno in cui vi ritroverete ad occupare l’unica uscita di sicurezza di un cinema in fiamme, magari con le gambe rotte, e il volto ricoperto di sangue, quasi certamente vi schiacceranno. Anche la vicina con la bandiera della pace.

Ricordatevi sempre che, in caso di pericolo, la gente brulica.