love/hate

morire nel più gigantesco rave party del pianeta, quasi due milioni di persone riunite solo per ballare e divertirsi, non può essere considerato un modo stupido di morire, così stupido dal farti rientrare nella categoria “quelli che, in fondo, un po’ se la sono cercata”, secondo quella visione bizzarra della morte come estremo atto di forza e nobiltà d’animo, contro un mondo ostile che non ci merita.

spesso si muore per colpa degli altri, per una precedenza non rispettata, perché incontri nel momento sbagliato un ubriaco lurido che guida un suv; si muore perché qualcuno ha avuto un colpo di sonno o perché un medico non è stato così attento a quella macchiolina nella radiografia. ricostruendo la catena di avvenimenti che conduce alla propria morte si arriva sempre a stabilire, magari in un punto imprecisato, che qualcuno ha sbagliato e non ha fatto quello che avrebbe dovuto. noi compresi. nel caso della love parade la catena di responsabilità può essere tranquillamente fermata a organizzatori e polizia.

qualcuno potrà considerarla una morte meno nobile, certamente non è più stupida rispetto a quella di chi finisce calpestato da una massa di pellegrini che marciano per andare a lapidare il maligno o da una banda di teppisti in una finale di coppa dei campioni.

esistono modi diversi di morire, non esistono modi intelligenti.

ne parlano leonardo su piste e matteo bordone

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