biutiful cauntri

al ventisettesimo del secondo tempo il terzino mi lancia da venticinque metri con un traversone millimetrico, mi involo sulla fascia sinistra lasciandomi dietro il difensore, a una decina di metri dal fondo la palla rimbalza e l’impatto con il terreno sintetico le fa prendere velocità, in quell’istante mi rendo conto che non ci potrò mai arrivare e quindi decido di frenare, ma è troppo tardi, nel tentativo disperato di tenere la palla in campo faccio un allungo, inciampo, e cado a tutta velocità con il petto contro il muretto in cemento che sostiene la rete che delimita il campo. sento i polmoni svuotarsi come due palloncini, e da quel momento non riesco più a respirare. resto per una decina di secondi senza fiato e poi, a scatti, emettendo una specie di rantolo goffo, comincio a inspirare e a espirare. mi resta un dolore fortissimo al petto. vado negli spogliatoi, faccio la doccia, me ne torno a casa. passo una notte d’inferno e al mio risveglio sento ancora un dolore pulsante all’altezza dello sterno. vedo impercettibili schegge di costole infilarsi nei polmoni, o in qualche misterioso vaso sanguigno, e navigare placide fino al cuore, trafiggendomi come pali di frassino; vedo liquidi dai colori indefinibili fuoriuscire da qualche organo sconosciuto fino a riempire ogni spazio fisico disponibile nel mio organismo comprimendo a morte il cuore. basta. vado al pronto soccorso.

è domenica, mi visitano dopo un quarto d’ora, mi fanno una radiografia, esami del sangue. mi trattengono un’ora e mezza e poi mi lasciano andare. non ho niente, solo una brutta botta. tutto questo a spese dei contribuenti: paga il servizio sanitario nazionale, che non è gratis, lo paghiamo con le nostre tasse. non è giusto dite? voi non siete mai andati al pronto soccorso e pagate decine di migliaia di euro di tasse?

è un rischio che dovete correre. sono soldi buttati? più o meno come quelli che spendete nelle assicurazioni (rc auto, casa, morte), nelle quali l’evento è remoto e improbabile, e l’assicurazione serve proprio a coprirvi nel caso che quell’improbabile si materializzi, anche solo una volta nella vita. basterebbe una piccola distrazione per rimetterci una casa, o passare la vita sommersi dai debiti.

la libertà di poter andare in un pronto soccorso dopo avere ragionevolmente atteso qualche ora per capire se stiamo veramente lasciandoci le penne, o dopo aver parlato con un medico di famiglia che ci possa consigliare, quanto vale in termini economici? quanto vale in termini di prevenzione di malattie più gravi che poi sarebbero comunque a carico nostro? quanto vale questa libertà?

il mio caso è una stupidaggine, ma se avessi avuto qualcosa di più serio, se la scelta fosse stata tra il curarsi a casa una ferita infetta e andare in un ospedale spendendo una fortuna? se fossi stato un cittadino americano, per esempio, avrei dovuto pensare: a) alla mia assicurazione; b) a cosa avrebbe coperto; c) quanto sarebbe aumentato il premio se fossi andato effettivamente al pronto soccorso.

ieri ho visto “sicko”, e ho pensato che vivere in un sistema in cui si ha la ragionevole certezza che tra la vita e la morte quello che conta sarà sempre, senza discrezionalità legate a un contratto o a malattie pregresse, la vita del paziente, è una delle cose per le quali vale la pena vivere.

quando siete depressi e demotivati per la marea vischiosa di fango e merda in cui annaspate, guardate sicko, e rallegratevi del fatto che una gamba spezzata non vi costringerà a chiedere un prestito, un incidente stradale con conseguenze gravi non significherà necessariamente che la banca si prenderà la vostra casa e i soldi per l’università di vostro figlio, e che se vostro figlio si taglierà due dita della mano non dovrete scegliere  di fargli riattaccare solo quello che vi potete permettere (sempre che possiate). rallegratevi e ricordatevi sempre di questa immagine

il dato riportato nel film, ovvero che abbiamo un sistema sanitario nazionale che è il secondo per efficienza sul pianeta terra, davanti a san marino e singapore, risaliva al 2006. ho verificato, nel 2009 siamo ancora lì. siamo a un livello che possiamo definire tranquillamente di eccellenza, come la ferrari, armani e i faraglioni di capri. solo che parliamo sempre della ferrari, di armani, dei faraglioni, mentre ci guardiamo bene dal vantarci del nostro sistema sanitario nazionale.

adesso scusatemi, vado a leccare il pavimento di un’asl in segno di gratitudine.

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