lasciami andare

le ragioni che giustificherebbero l’estinzione della razza umana dalla faccia della terra sono molteplici, ma ce n’è una in particolare che giustificherebbe la sparizione dal pianeta del solo genere maschile, lasciando alle donne la questione  della sopravvivenza della specie. la ragione è un’idea tragica, quel sentimento morboso di possesso che qualche individuo di sesso maschile si convince di esercitare sulla vita di un’altra persona, sulla quale ha riversato, senza esserne ricambiato, tutta la propria debolezza, tutta la propria devastante psicosi, e che in un pomeriggio qualunque di un’estate particolarmente calda si trasforma in una pozza di sangue bollito dall’asfalto, nei fendenti di un coltello che non finiscono mai, nei colpi secchi di una pistola, nella corda che si stringe con una forza che non si pensava di avere.

un buco nero dentro a un pomeriggio in cui qualcuno fa esplodere qualcosa. un grumo informe che, forse, è latente dentro tutti noi, nascosto, assopito, seppellito da convenzioni, da gesti ripetuti, o forse semplicemente dimenticato, perché considerato una stupida fissazione da adolescenti. c’è qualcuno da qualche parte che coltiva una speranza senza sapere che diventerà l’agonia di due esistenze. e poi si sente un ‘toc’, un rumore sordo e incomprensibile, è il rumore di qualcosa che si è rotto e che cade per terra.

dovremmo estinguerci, dovremmo scomparire dalla faccia della terra ogni volta che lasciamo entrare nella nostra testa di essere umano di genere maschile quel pensiero malato e maniacale che, lasciato sotto terra, potrebbe nutrirsi di qualcosa che non pensavamo potesse nutrirlo, germogliare, crescere, e diventare una parte di tutti noi senza che poi lo si possa fermare. quel pensiero devastante, stupido e ingiustificato, per cui se non può essere mia, allora non potrà mai essere di nessun altro.

sembriamo sempre tutti dei bravi ragazzi. ma dentro la testa, dove lo sguardo distratto dei vicini di casa non riesce ad arrivare, no. nella testa non tutti lo siamo.

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