Archivi del mese: luglio 2010

quante deviazioni hai?

la cosa più utile di siti come booking.com è leggere i commenti e le valutazioni dei clienti per scegliere un albergo.

l’utilità ovviamente sta tutta nell’avere un’idea, si spera il più obiettiva possibile, di dove andranno a finire le proprie chiappe, senza doversi fidare solo delle fotografie e degli screenshots di sale presidenziali, broccati e tendaggi probabilmente fatti con l’iphone davanti a un film porno. leggere i commenti dei clienti a volte diventa anche un’attività frustrante, perché quando entri nel tunnel e ti metti a leggerli tutti, ti rendi conto che certe valutazioni sono talmente soggettive che, per essere veramente utili, devono essere approfondite.

esiste infatti un’umanità nella quale si deve pregare di non identificarsi mai, gente che ritiene la propria felicità indissolubilmente legata alla cuffia per la doccia, a un paio di pantofole o a un boccettino di shampoo nel cesso.

quindi, perché quei giudizi possano davvero servire a qualcosa, ho capito che dovrei conoscerti, commentatore. conosco il tuo nome e la citta da cui provieni, alfredo da gallipoli – famiglia con bambini, giacomo e lidia da carignano – coppia matura, giuseppe da brindisi- viaggiatore singolo, ma chi sei veramente? chi mi assicura che quello è il tuo vero nome e carignano non sia una località inventata per non assumerti le tue responsabilità, quando sostieni che la moquette della tua stanza puzzava di piedi.

devo vederti, parlarti, bere un caffé con te, farti delle domande, vorrei capire cosa intendi quando dici che è rumoroso, dove abiti? sotto la metropolitana? sulle dolomiti? come faccio a fidarmi quando dici che la tua stanza era sporca, qual è il tuo standard di pulizia? a casa tua come gestisci il problema pulizie? hai una donna a ore o vivi con quattro maltesi in dieci metri quadrati senza finestre?  alfredo, a me puoi dirlo, ti droghi?

commentatori, io voglio sapere chi siete, devo conoscere voi e le vostre vite, perché se devo scegliere i luoghi in cui passare le mie notti, e le persone a cui affidare la mia serenità, anche sulla base delle vostre sensazioni, devo avere la certezza che, quando dite che vi siete trovati male a causa della freddezza dello staff, o della rumorosità della stanza, o del caldo, o dello sporco, o della colazione che non prevedeva questo e quello, lo dite perché è veramente quello che avete vissuto, e non solo perché voi siete degli incorreggibili stronzi.

bugiardino

i bambini sono un prodotto tecnicamente perfetto, i cui principali difetti sono sempre provocati da un cattivo uso da parte degli adulti.

love/hate

morire nel più gigantesco rave party del pianeta, quasi due milioni di persone riunite solo per ballare e divertirsi, non può essere considerato un modo stupido di morire, così stupido dal farti rientrare nella categoria “quelli che, in fondo, un po’ se la sono cercata”, secondo quella visione bizzarra della morte come estremo atto di forza e nobiltà d’animo, contro un mondo ostile che non ci merita.

spesso si muore per colpa degli altri, per una precedenza non rispettata, perché incontri nel momento sbagliato un ubriaco lurido che guida un suv; si muore perché qualcuno ha avuto un colpo di sonno o perché un medico non è stato così attento a quella macchiolina nella radiografia. ricostruendo la catena di avvenimenti che conduce alla propria morte si arriva sempre a stabilire, magari in un punto imprecisato, che qualcuno ha sbagliato e non ha fatto quello che avrebbe dovuto. noi compresi. nel caso della love parade la catena di responsabilità può essere tranquillamente fermata a organizzatori e polizia.

qualcuno potrà considerarla una morte meno nobile, certamente non è più stupida rispetto a quella di chi finisce calpestato da una massa di pellegrini che marciano per andare a lapidare il maligno o da una banda di teppisti in una finale di coppa dei campioni.

esistono modi diversi di morire, non esistono modi intelligenti.

ne parlano leonardo su piste e matteo bordone

armi di distruzione di massa

la nuova fiat multipla verrà prodotta in serbia. evidentemente settantotto giorni di bombardamenti non sono stati sufficienti.

biutiful cauntri

al ventisettesimo del secondo tempo il terzino mi lancia da venticinque metri con un traversone millimetrico, mi involo sulla fascia sinistra lasciandomi dietro il difensore, a una decina di metri dal fondo la palla rimbalza e l’impatto con il terreno sintetico le fa prendere velocità, in quell’istante mi rendo conto che non ci potrò mai arrivare e quindi decido di frenare, ma è troppo tardi, nel tentativo disperato di tenere la palla in campo faccio un allungo, inciampo, e cado a tutta velocità con il petto contro il muretto in cemento che sostiene la rete che delimita il campo. sento i polmoni svuotarsi come due palloncini, e da quel momento non riesco più a respirare. resto per una decina di secondi senza fiato e poi, a scatti, emettendo una specie di rantolo goffo, comincio a inspirare e a espirare. mi resta un dolore fortissimo al petto. vado negli spogliatoi, faccio la doccia, me ne torno a casa. passo una notte d’inferno e al mio risveglio sento ancora un dolore pulsante all’altezza dello sterno. vedo impercettibili schegge di costole infilarsi nei polmoni, o in qualche misterioso vaso sanguigno, e navigare placide fino al cuore, trafiggendomi come pali di frassino; vedo liquidi dai colori indefinibili fuoriuscire da qualche organo sconosciuto fino a riempire ogni spazio fisico disponibile nel mio organismo comprimendo a morte il cuore. basta. vado al pronto soccorso.

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istrioni

“sai fedele, avrei tanto voluto che finisse così.”

“come, silvio?”

“come questa sera. la brezza fresca che ti asciuga il sudore, la voce che risuona tra le guglie e incanta il pubblico, che non muove un dito per non mancare di rispetto al maestro. un amore incondizionato, grande e meraviglioso.”

“ma scusa silvio, di cosa ti lamenti? non è così che è andata?”

“non hai capito, fedele, come al solito. pensavo ad aznavour, quella sì che è vita, ipnotizzare la gente con la voce, lasciarli ammutoliti, appesi a quel silenzio teso che sei tu a decidere quando dovrà finire, nessuno che osa aprire bocca; tu canti, li guardi e quelli fanno quasi fatica a respirare per non disturbare il maestro; un sospiro in più, un sussulto, e fai bagnare tutte le signore in sala. quell’attesa spasmodica tra una canzone e l’altra, e gli applausi che esplodono, i “bravo” ripetuti senza tregua, nessuno fa volare una mosca quando canta aznavour, e per cosa? nient’altro che una canzone, ecco cosa pretendono in cambio della tua venerazione, una stupida canzone. dagliela, quella stupida canzone, e sarai il loro dio indiscutibile. bastano tre minuti per diventare un dio, ti rendi conto? quella è vita, fedele, non questa guerra continua per restare in piedi. i soldi li ha fatti anche lui, quanto basta per fare una bella vita, e quella è vita, fedele, il mio è solo lavoro, cristo, solo lavoro. sarebbe stato tutto più facile se fossi stato charles aznavour, fedele”

“tanti avrebbero voluto che tu lo fossi, silvio, tanti. sarebbe stato più facile per tutti”

“in una stanza di tre muri tengo il pubblico con me sull’orlo di un abisso scuro, col mio frac e con i miei tic”

charles aznavour – l’istrione, 1970

mia dolcissima noretta

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto.
Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.
Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.

[aldo moro, lettera recapitata il 5 maggio 1978]

Noretta è morta. Avrebbe tanto voluto trattare.