la coscienza di daniele

non era passato neppure un minuto da quando la sveglia era suonata che daniele era già in bagno, in piedi davanti allo specchio. la consueta osservazione della propria perfezione quella mattina sarebbe durata meno del tempo alla stessa usualmente assegnato, daniele aveva un brufolo sul naso. daniele non aveva tempo da perdere, avvicinò le dita all’escrescenza giallastra, gliele strinse attorno e pensò che fosse finita. l’escrescenza opponeva una resistenza strenua, inconsueta per essere solo un’escrescenza carnosa sul naso di un portavoce. provò con le unghie, provò a cambiare la posizione delle dita, alzò la testa, l’abbassò, trattenne il respiro, strinse il mento. niente. il brufolo se ne stava lì, brillava di luce propria, e pulsava in sintonia con il battito cardiaco del portavoce. il portavoce vedeva il suo naso, ma dalle terminazioni nervose arrivava solo un impulso: pezzo di carne caldo, pezzo di carne caldo. decise di alzare il livello dello scontro. decise di prendere un ago. dopo averlo disinfettato lo puntò contro l’escrescenza, che intanto sembrava cresciuta, e affondò il colpo. l’ago scivolò lungo la superficie liscia del brufolo e gli si infilò dentro una narice provocando l’improvvisa fuoriuscita di una bestemmia di cui aveva dimenticato il sapore, strizzato com’era ormai nel suo ruolo di portavoce. l’ago fallì, l’orologio correva, il portavoce perdeva il controllo. [ricordati, daniele, alzare sempre il livello di conflittualità trasmettendo comunque un senso di serenità e di superiorità]. con il sorriso sulle labbra afferrò un paio di forbici e le avvicinò al bozzo, che ormai sembrava respirare, e provò a tagliarlo di netto, prima con cautela e poi esercitando una forza direttamente proporzionale alla resistenza opposta.

il portavoce si tagliò di netto un bel pezzo di cartilagine vicino alla narice, e le lame delle forbici si ruppero.

“idiota”, disse una voce acida e stridula. si guardò intorno ma non vide nessuno. “sei un idiota”, ancora.

“sono qui”, disse il bozzo sul naso.

“non so cosa ti sia preso questa mattina, conoscendoti posso capire che tu possa avere pensato che io non sia una semplice escrescenza carnosa ma la metafora fisica e innervata di vasi sanguigni di quella cosa che un tempo chiamavi coscienza. beh, devo darti una pessima notizia, fratello. guarda più in basso”

“eh?”

“più in basso, là dove non batte il sole, se stai cercando un pezzo di carne che rappresenti il simbolo di quella che chiami coscienza, beh, quello sta nelle tue palle. quindi, se vuoi smettere di provare quell’indefinito e opprimente senso di angoscia, se vuoi smettere di sentire agnelli che piangono, o anche semplicemente quel fastidioso formicolio in testa, è là che devi tagliare”.

e fu così che daniele cominciò a fottersene della coscienza e a dedicarsi con dedizione alla dedizione.

ispirato da divara e wuming7 in questa discussione su friendfeed.

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