il periglioso destino di javier adelmar

javier adelmar zanetti, nato a buenos aires il 10 agosto 1973, è un eroe, nel senso classico della parola.

ha il volto segnato da quindici anni di sofferenze, i lineamenti marcati e severi di chi abbandona il campo solo dopo avere sputato l’ultimo pezzo di polmone rimasto.

ci sono stati momenti in cui javier adelmar zanetti deve aver pensato che, forse, si era sbagliato. forse non era destinato a essere un eroe, forse il suo destino era quello di un soldato capace, buono per rafforzare le retrovie, per rendersi onore in qualche battaglia e concludere la sua vita in una piccola casa di campagna, a coltivare un pezzetto di terra vinto al nemico.

nei grandi eroi la sopportazione del dolore, la sofferenza, sono momenti irrinunciabili per sconfiggere la vulnerabilità e la fragilità dell’esistenza.

ma javier adelmar zanetti deve aver pensato che con lui si stava un po’ esagerando.

così ci sono voluti quindici anni di sofferenza e frustrazione per poter finalmente squarciare il velo di tristezza che ammantava i suoi occhi, e scoprire il proprio destino.

la notte scorsa, al fischio finale dell’arbitro, devono essere passati davanti agli occhi del povero javier i volti di tutta quella sofferenza, i nemici che in questi anni ha dovuto sconfiggere per scacciare il fantasma della propria fine ingloriosa.

carini, centofanti, cirillo, coco, colonnese, mirko conte, festa, franchini, fresi, galante, gamarra, georgatos, gilberto, gresko, macellari, milanese, i fratelli paganin, pistone, sorondo, tarantino, tramezzani, taribo west, wome, binotto, jonk, karagounis, kily gonzales, peralta, shalimov, vampeta, bergkamp, caio, di napoli, ferrante, fontolan, kallon, kanu, pacheco, pancev, rambert, robbiati, hakan sukur, cuper, hodgson, lucescu.

un istante interminabile in cui si deve essere chiesto di quali colpe doveva rispondere, quanto rancore gli dei dovevano recargli per averlo messo così duramente alla prova.

ma javier adelmar ha sconfitto tutti quei nemici, uno per uno, accatastando con pazienza i loro cadaveri lungo il cammino, deciso a pretendere ostinatamente quello che il destino aveva in serbo per lui e che gli dei, evidentemente, gli avevano concesso di ottenere solo dopo indicibili sofferenze, e una quantità veramente impressionante di bidoni.

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