mi ero tenuto libero per la rivoluzione

“rivoluzione!”

“sììì, beneee, bravooo”

“dittatura!”

“sììì, beneee, bravooo”

“tutti in piazza!”

“sììì, beneee, bravooo”

“guardate! è berlusconi!”

“dove?! dove?!”

“…”

“ma dove? michele, non lo vediamo!”

“…”

“michele? dove sei andato, michele?”

“…”

[voce fuori campo]

“un momento, sono al cesso”

“ah, va bene. allora noi aspettiamo”

michele, mi ero tenuto libero per la rivoluzione, ma mi hanno detto che non se ne fa più niente. ma siamo sicuri? lo vorrei sapere perché così mi organizzo, e se non si fa più la rivoluzione magari mi rimetto a vivere, a camminare per strada senza sperare che tutti quelli che leggono libero muoiano stecchiti o gli esploda il cervello solo grazie alla forza del pensiero.

michele, dove cazzo sei finito? si può sapere? no perché noi ti stavamo aspettando, stavamo organizzando qualcosa di meraviglioso, stavamo preparando le nostre anime infuocate alla rivoluzione, finalmente. basta ipocrisia, basta vocazione maggioritaria, scendere nelle piazze, arrampicarsi sui monumenti, gridare a questo paese che è finita, che siamo tornati un paese libero.

michele, noi eravamo pronti. c’avevamo gli striscioni, c’avevamo le bandiere, c’era pure il link per vedere la trasmissione in streaming. c’era marco, c’era quello che fa i disegni, c’erano tutte le ragazze della redazione pronte a combattere.

cos’è questa storia che te ne vai? così, senza neppure farti minacciare, senza neppure farci scendere in piazza per difendere la libertà di stampa?

come dici michele? nuove strade? produzione?

michele, ma ti sei rincoglionito? noi eravamo pronti a mettere a ferro e fuoco questo paese e tu fai le docufiction con tony sperandeo? ah, dici che è la nuova frontiera della rivoluzione? ah, dici che è con le fiction che si riconquistano gli strati popolari dell’elettorato?

michele, con tutto il rispetto, ma gli strati popolari potevamo lasciarli a bersani che lui è bravo, si consuma le suole delle scarpe a furia di andare nelle fabbriche, ai picchetti. tu eri il nostro gladiatore, tu eri quello che faceva spargere il sangue. tu eri quello che ci consolava, che ci faceva credere che le cose sarebbero cambiate, che li avremmo spazzati via. michele, tu eri come il torero nelle corride portoghesi, quelle dove il pubblico si esalta per come il matador riesce a soggiogare il toro grazie alla propria abilità, ma sa benissimo che al calar della sera il toro non morirà, e uscirà dall’arena tutto intero. però sai, michele, a volte basta il pensiero.

michele, con tutto il rispetto, ma dove cazzo vai?

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Un pensiero riguardo “mi ero tenuto libero per la rivoluzione

  1. Bravo Michele, allora! Ma qualche milionata in più si merita, se ha fatto passare a qualcuno l’idea che un lìder maximo o un leader anche solo minimale possono aiutare a cambiare il mondo.
    Magari così il mondo qualcuno inzia a chiedersi come può cambiare davvero. O anche solo questo paese disgraziato come altri e diversamente da altri, ma mica si può. Chiaro.
    E se Michele fa solo e soltanto il suo lavoro e lo fa bene, come chiunque lo faccia è un aiuto per cambiare le cose. Ma non è la soluzione.

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