fantasmi

pizzeria da asporto. ieri sera, all’imbrunire. una capricciosa e una margherita.

adam fa delle pizze discrete ma ha il pessimo difetto di non saper alleviare l’attesa dei suoi clienti: non ci sono sedie, e sul bancone di fòrmica non c’è niente da leggere, sempre che non si prenda in considerazione il pacco di volantini con le offerte di qualsiasi supermercato insediato nell’arco di cinquanta chilometri.

la televisione è sistemata sopra l’ingresso del locale, a circa tre metri d’altezza.

dopo quattro minuti con lo sguardo verso un punto indefinito del soffitto, e il collo tirato come quello di una giraffa, il sangue smette di affluire alla testa, e uno ripiega volentieri sulle offerte di prodotti per il lavaggio dell’auto.

ieri sera però sopportavo, e ogni tanto alzavo distrattamente la testa verso la televisione.

tg5.

prima notizia: furore, paese a picco sulla costiera amalfitana. il sindaco ha emesso un’ordinanza per vietare i nani da giardino perché antiestetici. la cronaca. l’inviata sale le scale di una casa, dimostrando di conoscere tutti e sette i nomi dei nani. intervista al sindaco, fiero e irremovibile.

seconda notizia: in una città di cui non ricordo il nome, maurizio cattelan vorrebbe sostituire una statua di mazzini con una sua opera raffigurante bettino craxi. polemiche sparse tra bar e autobus. resistenza in piazza.

terza notizia: il ministro galan si oppone fermamente all’uccisione dell’orso dino, sconfinato in trentino. gli allevatori lo vorrebbero morto. inviato spiega che sono diversi secoli che in quella zona non si segnalano attacchi di plantigradi nei confronti dell’uomo.

le pizze non sono ancora pronte, mi chiedo quanto cazzo vada lungo questa sera il tg5, allungando il brodo come nemmeno studio aperto.

le pizze sono pronte. guardo l’orologio. sono le otto e tredici minuti.

tredici minuti di telegiornale.

nani da giardino, orso, craxi. craxi, orso, nani da giardino. qualcosa mi sfugge. ho fame.

cammino verso casa, i cartoni delle pizze scottano. una misteriosa sensazione di sollievo.

effettivamente non c’è ragione di preoccuparsi della manipolazione di qualcosa che non c’è.

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